Chi c’è dietro le esplosioni dei depositi di armi e munizioni in Iraq? L’Iran nel mirino.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Martedì scorso c’è stata un’esplosione in un deposito di munizioni usato dalle forze di sicurezza irachene che operano con le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF); l’incidente è avvenuto non lontano dalla base aerea americana di Balad, nella provincia di Salahuddin, 64 km a nord di Baghdad. Più di una settimana fa, un’esplosione colpiva un deposito di armi usato dalla polizia federale e dalle PMF nella base di Camp Sakr a Baghdad causando anche delle vittime. Il vice comandante delle PMF, Abu Mahdi al-Muhandes accusava Israele dichiarando che “quattro droni israeliani collocati nella base militare americana in Iraq avevano causato entrambe le esplosioni”. Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, alludeva ad un possibile coinvolgimento di Israele dicendo: “ l’Iran non ha immunità, da nessuna parte..…in Iran così come in Libano, in Siria, in Iraq e in Yemen”. Perchè l’Iran è nel mirino e quali potrebbero essere le conseguenze? 

Non c’è dubbio che la guerra tra l’ “Asse della Resistenza” (cioè le PMF irachene, la Siria, Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen e i palestinesi a Gaza) e l’ “Asse Stati Uniti-Israele” (con i suoi alleati mediorientali : Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein) sia di nuovo ai massimi livelli dopo il 2006 e “ il grande, grave fallimento” di Israele nella terza guerra al Libano. Nel 2003, quando gli Stati Uniti dichiaravano di essere una forza di occupazione in Iraq, il segretario di stato Colin Powell si recava in Siria per convincere il presidente Bashar al-Assad a togliere l’appoggio a Hezbollah e a Hamas, aprendo così la strada ad un “ nuovo Medio Oriente”. Assad a quel punto doveva scegliere se stare con l’”Asse della Resistenza” o con “ il nuovo ordine mondiale americano ”. Quando il presidente siriano prese la sua decisione, iniziò la guerra in Siria nel 2011; una delle tante ragioni per cui venne scatenata questa guerra  era proprio quella di troncare i legami del paese con l’”Asse della Resistenza” e fermare il flusso di armi diretto in Libano. Ma anche questa volta con la guerra non venivano raggiunti gli obbiettivi, anzi, Damasco stringeva un’alleanza ancora più forte con l’”Asse della Resistenza”. 

Nella lista delle guerre da fare, l’Iraq veniva subito dopo: gli Stati Uniti  sapevano che l’ISIS, il cosiddetto “Stato Islamico”, trasferiva i suoi jihadisti dall’Iraq alla Siria così come vedevano la sua espansione in Iraq, dove nel 2014 riusciva ad occupare un terzo del paese, ma per ben due mesi non si preoccuparono di intervenire. L’”Asse Stati Uniti-Israele” e i suoi alleati mediorientali ritenevano infatti che la divisione dell’Iraq fosse una buona opportunità per poter spaccare l’”Asse della Resistenza”. Una guerra settaria in Medio Oriente avrebbe potuto andare avanti per decenni e avrebbe tenuto tutti i paesi “impegnati al massimo”. 

In Palestina, i gruppi della resistenza hanno imposto una nuova regola d’ingaggio dopo aver ricevuto i missili in grado di raggiungere Tel Aviv e di attaccare con successo i veicoli israeliani grazie alla tecnologia della guida laser. L’Iran ha fornito ai palestinesi tecnologia e competenze militari: oggi per Israele è molto più difficile fare terra bruciata a Gaza. Nello Yemen quattro anni di guerra contro il paese più povero del Medio Oriente non hanno fatto altro che aumentare in modo esponenziale lo stato d’indigenza degli yemeniti senza però riuscire a piegarli. I rifornimenti di armi dall’Iran hanno anche lì imposto una nuova regola di ingaggio all’Arabia Saudita, hanno infatti permesso agli yemeniti di abbattere droni americani, colpire aeroporti e risorse energetiche. 

Dopo aver fallito su tutti i fronti (iracheno, siriano, palestinese, yemenita e libanese) sembrerebbe che l’Asse Stati Uniti- Israele stia cambiando i suoi obbiettivi. Invece di colpire gli alleati di Teheran, si sta focalizzando sull’Iran. L’amministrazione americana, influenzata dal primo ministro Netanyahu, ha revocato il JCPOA ( Piano d’Azione Congiunto Globale), meglio conosciuto come accordo sul nucleare, imponendo quello che lei definisce la “massima pressione” sull’Iran. 

Dopo aver fallito su tutti i fronti (iracheno, siriano, palestinese, yemenita e libanese) sembrerebbe che l’Asse Stati Uniti- Israele stia cambiando i suoi obbiettivi. Invece di colpire gli alleati di Teheran, si sta focalizzando sull’Iran. L’amministrazione americana, influenzata dal primo ministro Netanyahu, ha revocato il JCPOA ( Piano d’Azione Congiunto Globale), meglio conosciuto come accordo sul nucleare, imponendo quello che lei definisce la “massima pressione” sull’Iran. 

Il presidente Hassan Rouhani ha riportato:” uno dei leaders europei che ho incontrato a New York l’anno scorso mi ha detto che Trump gli aveva consigliato di smettere di trattare con l’Iran perché nel giro di tre mesi non sarebbe più esistita nessuna “Repubblica Islamica”. A dispetto di quanto detto da Trump l’Iran resiste con fermezza, pronto alla guerra se gli viene imposta o se gli viene impedita l’esportazione del suo petrolio. Ha abbattuto un drone americano e si è avvicinato ad una situazione di guerra a tutto campo colpendo le petroliere e confiscandone una battente bandiera britannica come risposta al sequestro della sua. Tuttavia, anche se le risposte dell’Iran alle provocazioni sono state contenute, in particolare quando ha scelto di non abbattere un aereo spia americano con 38 membri a bordo, le tensioni tra Stati Uniti e Iran non diminuiscono affatto. 

Quello che stiamo vedendo oggi in Iraq è un cambiamento della politica dell’Asse israelo-statunitense: cercano di colpire l’”Asse della Resistenza”, le sue capacità e i suoi amici ovunque sia possibile. Un “decisore” appartenente all’”Asse della Resistenza” ha detto: “ Il tentativo di Pompeo ( il segretario di stato americano) e del suo ministero sembra essere quello di inseguire e circondare l’Asse della resistenza, in particolare gli Hezbollah libanesi. In Africa come nell’America Latina e in Europa e dovunque nel mondo, gli Stati Uniti mirano a colpire chi simpatizza con Hezbollah e le società che lo sostengono e a prosciugare le sue risorse. Questo avviene perché Israele non è stato in grado di sconfiggerlo sul campo di battaglia e perché Hezbollah è uno dei più pericolosi ed efficienti alleati dell’Iran”. 

Israele ha colpito centinaia di obbiettivi in Siria nei primi cinque anni di guerra senza assumersene pubblicamente la responsabilità. Soltanto negli ultimi due anni lo sta facendo. La maggior parte degli obbiettivi, secondo fonti ben informate, erano bersagli selezionati in base alle informazioni fornite dall’intelligence. Israele ha colpito delle armi di importanza strategica in Siria o destinate al Libano ma sempre prima che raggiungessero il confine siro-libanese, in territorio siriano. 

“C’è complicità tra Stati Uniti e Israele quando si tratta di colpire l’Iran e i suoi alleati, tuttavia lo stile dei due è diverso. In Iraq venivano colpiti obbiettivi e assassinati personaggi importanti senza che diventasse di dominio pubblico. Quello che succede oggi in Iraq ( i depositi che esplodono), invece, avviene con uno stile simile a quello degli attacchi israeliani in Siria” ha continuato la fonte. 

Fonti di informazione tra coloro che prendono le decisioni a Baghdad hanno detto: “ Israele ha colpito le PMF nel giugno 2018 uccidendo alcune decine dei loro membri. Lo scorso mese le stesse PMF rivelavano i contatti del generale iracheno Mahmoud al-Fallahi, comandante ad Anbar, con la CIA; al-Fallahi veniva scoperto mentre dava ad un agente della CIA in Iraq tutte le coordinate dei luoghi in cui si trovavano le PMF e i loro depositi di armi e munizioni. Nella registrazione si diceva che Israele progettava di colpire le posizioni delle PMF. Quindi il coinvolgimento di Israele non è affatto da escludere anche perché l’obbiettivo è la distruzione delle capacità militari degli alleati dell’Iran”. 

“ Se vengono distrutti i depositi che contengono i missili strategici in grado di colpire Israele e di distruggere con precisione le basi americane in Iraq, significa che il principale obbiettivo di Israele e degli Stati Uniti è stato raggiunto. Le PMF sono la prosecuzione degli Hezbollah libanesi e dei gruppi palestinesi di Gaza e di quelli in Yemen. Sono pronti a schierarsi con l’Iran e a prendere parte a qualunque guerra contro la “Repubblica Islamica”. Sia gli Stati Uniti che Israele lo sanno molto bene” ha detto la fonte. 

Non è difficile avere accesso a informazioni sensibili in Iraq. La notizia che nei depositi delle PMF siano immagazzinati i missili di precisione è sulla bocca di tutti. Negli anni trascorsi in Iraq, più di dieci, ( e continuo ad andarci regolarmente) mi sono reso conto che molti iracheni non sono capaci a mantenere i segreti o le informazioni sensibili. Per esempio nel 2004 fui informato dell’arrivo a Baghdad del generale Qassem Soleimani comandante della “Brigata Gerusalemme” (Quds Brigade) del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (IRGC) il giorno stesso. Soleimani era andato regolarmente in Libano per più di 20 anni e nessuno tra i comandanti di medio livello di Hezbollah era a conoscenza della sua presenza. Invece ogni volta che Soleimani andava in Iraq tutto il paese sapeva della sua presenza il giorno stesso e anche chi avrebbe incontrato. 

Svelare i luoghi dove si trovano i missili di precisione e i depositi delle PMF per gli iracheni è un normale scambio di informazioni. Era quindi inevitabile che Stati Uniti e Israele , avvertiti, reagissero distruggendo i missili, ben sapendo che l’Iran avrebbe cercato di non coinvolgere l’Iraq nel suo scontro con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno permesso all’Iraq di continuare i suoi commerci con l’Iran e di comprare da lui l’elettricità per altri tre mesi. Questo significa che centinaia di milioni di dollari in contanti entrano nelle tasche dell’Iran!

Gli israeliani, eccellenti strateghi militari in grado di cogliere le opportunità sanno quando è il momento di colpire il nemico e anche quando bisogna tirare il freno per non scatenare una violenta risposta. Hanno attaccato la Siria centinaia di volte ma nello stesso tempo si sono tenuti alla larga dal Libano per 13 anni. Israele sa benissimo che Assad per ora non ha intenzione (anche se gli alleati lo incoraggiano) di controbattere aprendo un altro fronte con Israele come ritorsione ai suoi continui attacchi. Ma Israele probabilmente sa anche che Hezbollah è pronto a colpire Tel Aviv duramente alla prima occasione, ovviamente se venisse attaccato e se i suoi uomini fossero uccisi dalle incursioni di Israele o da un suo attacco aereo. 

Secondo Israele l’Iraq non è in grado di attaccare Tel Aviv perché non è ancora abbastanza forte. Pertanto Israele lo considera un bersaglio facile che gli permette di poter distruggere i missili iraniani tenuti nei depositi delle PMF. Ma confermare o meno l’uso di “ quattro droni israeliani integrati nella flotta aerea degli Stati Uniti in Iraq, per colpire le PMF” sarebbe una conclusione molto affrettata. 

Il brigadiere Hassan Salame, comandante dell’IRGC, diceva giustamente a Mash’had che “ l’Iran combatte delle guerre invisibili su tanti fronti”. E infatti l’Iraq è uno di questi tanti fronti sui quali l’Iran affronta l’Asse Stati Uniti-Israele. In realtà la “guerra” tra l’Iran e gli Stati Uniti non si è mai interrotta dal lontano 1979, anno della dichiarazione della “Rivoluzione Islamica”. 

Malgrado il desiderio iraniano di tenere l’Iraq lontano dal suo terreno di scontro con gli Stati Uniti, Washington rischierebbe molto permettendo a Israele di colpire le forze di sicurezza irachene  se davvero questi depositi di armi sono stati colpiti dagli aerei israeliani. Infatti nessun attacco israeliano alle forze irachene potrebbe avvenire senza che gli Stati Uniti ne siano a conoscenza e l’abbiano approvato. Gli Stati Uniti hanno aeroporti e basi militari nel paese e possono usare anche altri aeroporti nel nord-est occupato della Siria (le provincie di al-Hasaka e Deir-ezzour). 

Le esplosioni e la distruzione dei depositi militari delle PMF sono in realtà soltanto degli attacchi tattici: non vanno a toccare l’Iran e i suoi alleati. Come in Siria, dove centinaia di obbiettivi sono stati distrutti, l’Iran è stato ed è in grado di sostituire i missili che sono stati eliminati  perché le sue fabbriche li producono! Israele riconosce che Hezbollah, nonostante abbia subito centinaia di attacchi in Siria, è riuscito ad accumulare più di 150.000 missili e razzi. I gruppi palestinesi ricevono le    armi tecnologicamente più moderne e così avviene nello Yemen (per gli Houthi) nonostante l’apparente blocco. 

In Iraq gli Stati Uniti rischiano di essere i grandi perdenti dato che l’Iran è riuscito a creare un secondo Hezbollah proprio in Mesopotamia. Ad Hashd al-Shaabi occorreva una solida ideologia per poter sconfiggere l’ISIS. Questa ideologia perdura, non si dissolverà, anzi continuerà imperterrita ad opporsi all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente. 

E’ vero che l’Iraq dispone di armi americane e ha bisogno dell’appoggio dell’intelligence degli Stati Uniti per poter stare in piedi ma bisogna tenere a mente che l’Iraq del 2019 non è più l’Iraq del 2003 ( l’anno in cui ci fu l’occupazione degli Stati Uniti) e neppure quello del 2014 ( l’anno in cui venne in buona parte occupato dall’ISIS). Nuovi alleati sono pronti a sostituire i vecchi, la Russia per esempio ( che già offre servizi di intelligence tramite un centro di informazione e coordinamento militare congiunto a Baghdad), la Cina e l’Iran : non sono più alle porte dell’Iraq, sono già dentro le sue mura. 

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