L’Iran sarà una potenza nucleare alla fine del 2020 : nessun ritorno all’accordo del 2015

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

L’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron per sbloccare la crisi iraniana non ha avuto successo anche se all’inizio il presidente degli Stati Uniti l’aveva accolta positivamente. Questo insuccesso ha portato l’Iran a fare un terzo passo verso il ritiro dal trattato sul nucleare (JCPOA) e ha sollevato due importanti questioni. L’Iran oggi deve essere considerato come una potenza regionale per cui, riferendosi a lui, bisogna rottamare espressioni come “sottoporsi” o “ inchinarsi alla comunità internazionale”. Inoltre, non essendo più l’Europa in grado, apparentemente, di adempiere ai suoi impegni, l’Iran si avvierà, per gradi, verso un’uscita completa dall’accordo. Poco prima delle elezioni negli Stati Uniti che si terranno a novembre del 2020, è previsto che l’Iran diventi una potenza nucleare con la capacità di arricchire l’uranio 235 di più del 20%, livello adatto alla costruzione di armi, e quindi sarà in grado di produrre decine di bombe atomiche (per le quali l’uranio deve essere arricchito del 90%). Comunque non è detto che sia questo l’obbiettivo finale dell’Iran. 

Dati del settore indicano che la metà degli sforzi nell’arricchimento avvengono quando va dallo 0,7% al 4%. Se l’Iran raggiunge il livello del 20%, il passaggio al 90% è di fatto quasi raggiunto. Sono necessarie alcune migliaia di centrifughe per arrivare al 20% dell’arricchimento mentre ne bastano poche centinaia per passare dal 20% al 90%, il livello richiesto per produrre la bomba atomica. Quando l’Iran annuncerà che sta raggiungendo un livello considerato critico dall’Occidente, ci sarà la possibilità che Israele agisca a livello militare contro le capacità iraniane come ha fatto nel 1981 in Iraq, nel 2009 in Siria e quando ha assassinato scienziati nucleari. Se questo succedesse, il Medio Oriente si troverebbe esposto ad un tremendo terremoto dall’esito imprevedibile. Ma anche se Israele e gli Stati Uniti non fossero in condizione di reagire contro il ritiro totale dell’Iran dal JCPOA (accordo sul nucleare), l’Iran non accetterebbe più di tornare all’accordo del 2015. La sua posizione sarà infatti decisamente più forte e in conseguenza qualunque trattato difficile da raggiungere. 

Fonti di informazione, tra coloro che prendono le decisioni hanno detto : “ l’Iran diventerà un paese con capacità nucleari complete. Sta anche cercando di essere autosufficiente e di non basarsi solo sulle esportazioni di petrolio per le sue entrate economiche. Sta incrementando la produzione in parecchi settori e sicuramente aumenterà lo sviluppo e la produzione dei missili. La tecnologia legata ai missili si è dimostrata finora il deterrente più efficace (e a basso costo ) in possesso dell’Iran e dei suoi alleati in Libano, Siria, Iraq e Yemen”. 

L’Iran ha seguito una “strategia della pazienza” da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump illegalmente ha revocato l’accordo sul nucleare. Teheran concedeva all’Europa un anno intero per trovare il modo di indurla a rimanere nell’accordo con 4 membri ( Francia, Russia, Cina e Regno Unito) + 1 (Germania), escludendo gli Stati Uniti. Dopo questo lunghissimo periodo di attesa l’Iran prendeva in mano l’iniziativa cominciando ad uscire gradualmente dall’accordo. Sembra che Trump non abbia imparato dal suo predecessore Obama che firmava l’accordo ben sapendo che le sanzioni non avrebbero funzionato. 

Ma l’Iran non perde l’occasione per cercare di dire la sua. Al G7 tenutosi a Biarritz in Francia, il ministro degli esteri iraniano Jawad Zarif accorciava i tempi della sua visita a Pechino per incontrare i leaders e i ministri europei su richiesta del presidente Macron. C’era il sentore che forse l’Iran avrebbe potuto vendere il proprio petrolio e che Macron sarebbe riuscito a sbloccare le tensioni tra Stati Uniti e Iran. 

Il presidente iraniano Hassan Rouhani pensava ci fosse una reale opportunità di appianare le tensioni e che Trump, secondo la fonte a Teheran, fosse pronto a ridurre le sanzioni in cambio di un incontro per iniziare a discutere. Questo è il motivo per cui Rouhani pubblicamente dichiarava di essere pronto ad incontrare i responsabili politici  nell’interesse del suo paese. Ma Zarif con sorpresa scopriva che Macron non era riuscito a mantenere le promesse poiché Trump aveva cambiato idea. L’ iniziativa abortita riportava di nuovo tutti al punto di partenza. 

Macron capiva che il problema non era il presidente americano ma il suo consigliere ovvero il primo ministro Benyamin Netanyahu insieme alla squadra dei neo-con, Pompeo e Bolton. L’incontro tra il ministro  della difesa francese Florence Parly e il segretario della difesa degli Stati Uniti Mark Esper era un tentativo per convincere Esper a prendere le distanze dal duo Pompeo-Bolton prima che la situazione sfuggisse di mano e l’Iran diventasse incontenibile. 

“ Trump ha rifiutato l’idea francese di offrire all’Iran una linea di credito di 15 miliardi di euri (non dollari ). Il credito è un diritto che l’Iran ha acquisito dopo aver concordato con l’Europa la vendita di 700.000 barili al giorno di petrolio (fa parte dell’accordo firmato), un accordo che però l’Europa non aveva più rispettato a causa delle sanzioni americane imposte a qualunque paese o compagnia che avesse comprato il petrolio iraniano. Il vice ministro degli esteri Abbas Araghchi aveva calcolato la somma di 15 miliardi di euri con i rappresentanti europei. L’accordo prevedeva che l’Iran in futuro avrebbe venduto il petrolio all’Europa per questa cifra e che l’Iran avrebbe potuto comprare altri  prodotti, non solo cibo e medicine che non erano inclusi nelle sanzioni. L’Iran secondo l’accordo con gli europei avrebbe avuto il diritto di incassare il denaro in contanti e di trasferirlo ad altri paesi, Iran incluso” ha detto la fonte. 

E tutto è stato buttato all’aria. Il risultato è semplice: l’Iran continuerà con il suo programma nucleare ma permetterà all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) di monitorare gli sviluppi. Il ritiro parziale si basa sugli articoli 26 e 36 dell’accordo sul nucleare, un accordo fatto non sulla fiducia ma sul rispetto delle leggi. Per questo motivo l’Iran ha annunciato il suo terzo ritiro aumentando le scorte di uranio arricchito e sostituendo le centrifughe IR1 e IR2m con le IR6, cosa che doveva avvenire nel 2026 come recita il paragrafo 39.

L’Europa ce l’ha messa tutta per convincere l’Iran a non ritirarsi gradualmente ma senza successo. Dalla “strategia della pazienza” l’Iran è passato ad una “strategia aggressiva” e non accetterà più un approccio morbido. E’ sotto sanzioni dal 1979 e nonostante sia abituato a conviverci, ha esaurito la pazienza. 

Gli Stati Uniti non offrono all’Iran nient’altro che sanzioni e una pressione crescente sull’Europa, così il vecchio continente segue il loro sentiero. L’amministrazione americana ha cercato di formare varie coalizioni tra cui una NATO araba ma finora non è riuscita a organizzarle. Negli Stati Uniti erano convinti che il regime iraniano sarebbe caduto in pochi mesi e che la popolazione gli si sarebbe rivoltata contro. Non è successo. Al contrario: Trump e i suoi neo-con sono riusciti a unire i pragmatici e i radicali sulle stesse posizioni. Gli Stati Uniti hanno distrutto qualunque possibilità di dialogo con rappresentanti moderati come Rouhani e Zarif mostrandosi decisamente inaffidabili per cui è impensabile qualunque accordo credibile con loro.

L’Iran si sente oggi più forte : ha abbattuto un drone americano, sabotato varie petroliere e sequestrato una petroliera battente bandiera britannica malgrado la presenza della marina militare britannica nei pressi della nave. Ha mostrato di essere pronto alla guerra senza però essere lui a provocarla. L’Iran sa che i suoi alleati in Libano, Siria, Iraq, Yemen e Palestina saranno compatti al suo fianco in caso di guerra. I dirigenti iraniani non hanno usato slogan settari o rivoluzionari contro le sanzioni americane ma sono invece riusciti a creare un clima di solidarietà nazionale a sostegno della loro politica di scontro con gli Stati Uniti. Washington, grande responsabile di quello che succede oggi nel Golfo, non è riuscita a indebolire la risolutezza dell’Iran e neppure è stata in grado finora di minare la sua economia. Sta mettendo in giro la voce che la sua “politica soffocante” ha avuto successo ma l’Iran non dà segni di sottomissione, quei segni che l’amministrazione americana vorrebbe vedere per poter giustificare la tensione che ha creato in Medio Oriente e nel Golfo. 

L’Iran gestisce la sua politica nei confronti degli Stati Uniti e dell’Europa nello stesso modo con cui gli iraniani intessono i tappeti. Ci vogliono anni per finire un tappeto artigianale e anni e anni per venderlo. L’accordo sul nucleare ha avuto bisogno di lunghi anni per essere preparato ma anche di molto tempo in più per stabilire l’approvazione e la buona fede dei suoi firmatari. La sciocca decisione di Trump ha distrutto tutto questo lavoro. Stati Uniti ed Europa hanno perso le occasioni. Politicamente l’Europa non è in grado di opporsi alle sanzioni americane né ha strumenti sufficienti per offrire qualcosa all’Iran che lo riporti al tavolo dei negoziati. 

L’Iran sta diventando più forte e molto meno addomesticabile che in passato. Si sta imponendo come potenza regionale e sfida l’Occidente. Ha una tecnologia nucleare avanzata, è autosufficiente nella produzione di armi e rinforza i suoi alleati in Medio Oriente. 

E’ difficile riuscire a prevedere dei negoziati tra l’Iran e l’Occidente prima di novembre 2020, data delle elezioni negli Stati Uniti. L’Iran non è più disposto ad accettare nel 2019 quello che aveva approvato nel 2015. Trump è il responsabile di questo nuovo scenario. Aver distrutto  l’accordo sul nucleare adesso va a vantaggio dell’Iran. Verrà il tempo in cui l’amministrazione degli Stati Uniti, consapevole della sua ignoranza nei confronti dell’Iran, piangerà sul latte versato e chiederà di poter tornare al tavolo dei negoziati… forse in un dopo Trump? Ma le condizioni non saranno più quelle di prima e potrebbe essere ormai troppo tardi per riuscire a fare accettare all’Iran tutto quello che aveva firmato nel 2015. 

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