Gli effetti dell’assassinio di Soleimani sull’Iran e sull’ ”Asse della Resistenza”

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Sayyed Ali Khamenei and IRGC General Ismail Qaani during the Iraq-Iran war

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da Alice Censi  

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dava l’ordine di uccidere il comandante dell’ “Asse della Resistenza”, il generale della brigata Gerusalemme dell’ IRGC ( Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana) Sardar Qassem Soleimani,  all’aeroporto di Baghdad senza prendere in considerazione più di tanto le possibili conseguenze. Non è però da escludere che l’amministrazione americana pensasse che l’assassinio di Soleimani avrebbe potuto portare dei benefici alla sua politica in Medio Oriente. Oppure che fosse convinta che così facendo avrebbe indebolito l’“Asse della Resistenza”: le potenzialità degli alleati dell’Iran in Palestina, Libano, Siria, Iraq e Yemen, secondo questa interpretazione, si sarebbero decisamente ridotte venendo a mancare il loro leader. La si può definire un’attenta valutazione?  

Un membro importante dell’”Asse della Resistenza” ha detto: “ Sardar Soleimani era il collegamento diretto e immediato tra i partners dell’Iran e il leader della rivoluzione Sayyed Ali Khamenei anche se il comando sul campo, a livello nazionale,  l’hanno sempre avuto i leader di ciascun paese. Ognuno di loro opera in modo autonomo ma tutti quanti condividono gli stessi obbiettivi strategici: la lotta all’egemonia degli Stati Uniti, la resistenza contro gli oppressori e contro le ingerenze straniere nei loro affari interni. Questi obbiettivi sono stati definiti molti anni fa e resteranno tali, con o senza Sardar Soleimani.

“ Il segretario generale di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah dirige l’organizzazione in Libano ed è quello che ha il collegamento diretto con il presidente siriano Bashar al-Assad. Appoggia Gaza, la Siria, l’Iraq e lo Yemen e il suo impegno su questi fronti è considerevole. Peraltro dirige un gran numero di consiglieri e di funzionari responsabili di tutto ciò che riguarda il settore militare e le relazioni sociali a livello interno e regionale. Molti ufficiali iraniani appartenenti all’IRGC sono inoltre presenti un po’ dappertutto tra i membri dell’ “Asse della Resistenza”, dove c’è bisogno di loro per la logistica, l’addestramento e i finanziamenti” ha riferito la fonte.

In Siria gli ufficiali dell’ IRGC operano in coordinamento con la Russia, con l’esercito e la leadership politica siriana e con gli alleati dell’Iran che combattono per liberare il paese da tutti i jihadisti affluiti da ogni continente passando attraverso la Turchia, l’Iraq e la Giordania. Hanno lavorato insieme agli iracheni, ai libanesi e ai siriani e a tutti quelli che fanno parte dell’ “Asse della Resistenza”. Non hanno mai negato il loro aiuto, un aiuto indispensabile al governo siriano per sconfiggere lo “ Stato Islamico” (ISIS/IS/ISIL), al-Qaeda e gli altri gruppi jihadisti (o con la stessa loro ideologia) in tutto il paese tranne che nel nord-est, territorio occupato dalle truppe degli Stati Uniti. Gli ufficiali dell’IRGC hanno i loro obbiettivi e i mezzi per raggiungerli, definiti e concordati ormai da parecchi anni. L’assenza di Sardar Soleimani molto difficilmente potrà scalfire i loro piani.

89752ba94a274aadbc24def7906857e5_18aani (who replaced the assassinated General Qassem Soleimani).
Front left: President Rouhani, Sayyed Khamenei, IRGC-Quds Chief Ismail Qaani

Più di cento ufficiali iraniani dell’IRGC operano in Iraq da quando il governo di Baghdad ne ha richiesto formalmente la presenza per riuscire a sconfiggere l’ISIS. Hanno prestato  servizio insieme alle truppe irachene e fornito armi, intelligence e addestramento al paese dopo che un terzo dell’Iraq veniva invaso dall’ISIS a metà del 2014. Vedere l’esercito iracheno, un esercito armato e addestrato per più di dieci anni dagli Stati Uniti, abbandonare le posizioni e fuggire dalle città del nord, aveva sorpreso e impressionato tutti. L’appoggio degli iraniani, con la forte ideologia che li caratterizza ( motivava a combattere l’ISIS), si era rivelato vantaggioso in Siria, era quindi necessario trasmettere la stessa esperienza agli iracheni di modo che potessero affrontare, combattere e alla fine sconfiggere l’ISIS.  

L’Hezbollah libanese è presente in Siria e Yemen come pure in Iraq. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki aveva infatti chiesto a Sayyed Nasrallah di mandare nel paese degli ufficiali proprio per combattere l’ISIS. Decine di questi operano a tutt’oggi in Iraq e sono pronti a sostenere le forze irachene nell’eventualità che gli Stati Uniti rifiutino di andarsene. Si atterranno alla decisione del parlamento che ha stabilito l’uscita delle truppe americane dall’Iraq entro la fine di gennaio 2021 mettendola in pratica. La lunga esperienza di guerra di Hezbollah ha creato in passato problemi non di poco conto alle truppe americane in Libano e Iraq, episodi che non sono stati mai dimenticati.

Sayyed Nasrallah durante il suo ultimo discorso ha rivelato la presenza, a metà del 2014, di ufficiali di Hezbollah in Kurdistan, in loco per aiutare i curdi iracheni nella loro lotta all’ISIS. E non a caso proprio allora il leader curdo Masoud Barzani dichiarava che grazie all’Iran i curdi avevano potuto avere le armi necessarie a difendersi mentre gli Stati Uniti per parecchi mesi negavano il loro sostegno all’Iraq nonostante l’ISIS si stesse espandendo nel nord del paese.  

I leaders di Hezbollah non hanno mai reso pubblici i numerosi viaggi fatti dai rappresentanti curdi in Libano per incontrarli. Importanti personalità irachene, sunnite e sciite e anche ministri e leader politici vanno in Libano abitualmente per incontrare il leader di Hezbollah e le autorità dell’organizzazione. Hezbollah, come l’Iran, ha un ruolo fondamentale nel facilitare il dialogo tra gli iracheni quando questi hanno difficoltà a superare le differenze di vedute al loro interno.

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Sayyed Nasrallah ha rivelato la presenza dei suoi ufficiali in Kurdistan per mandare un messaggio chiaro a tutti : l’”Asse della Resistenza” non dipende da un’unica persona. Così ha mostrato l’unità che regna all’interno dell’Asse, con o senza Sardar Soleimani. Barzani è un iracheno e il Kurdistan ha dichiarato di essere pronto a seguire la decisione del parlamento del suo paese di chiedere alle truppe degli Stati Uniti di andarsene perché i curdi non sono un’entità staccata dal governo centrale ma ne fanno parte.

Prima di essere assassinato Sardar Soleimani aveva pensato alla sua sostituzione ( per esempio se fosse stato ucciso in battaglia) e aveva chiesto di nominare come suo successore il generale Ismail Qaani. Il leader della rivoluzione Sayyed Ali Khamenei dava ordini che il desiderio di Soleimani venisse esaudito e che non venissero modificati i suoi piani e i suoi obiettivi. Secondo la fonte Sayyed Khamenei ordinava inoltre di  “aumentare il sostegno ai palestinesi e a tutti quegli alleati alle prese con la presenza militare americana”.

Sardar Soleimani si augurava che la sua morte avvenisse per mano del nemico e ha ottenuto ciò che voleva. Sapeva benissimo  che l’”Asse della Resistenza” è totalmente cosciente dei suoi obbiettivi. Chi nell’”Asse della Resistenza” può contare su un fronte interno solido è ovviamente ben radicato e quindi già sulla buona strada. Il problema più grosso era l’Iraq. Sembrerebbe però che gli Stati Uniti, con l’assassinio dei due comandanti, siano riusciti a riunire le fazioni irachene. Sardar Soleimani non si sarebbe mai aspettato di poter ottenere così rapidamente questo risultato. Le forze irachene anti americane si stanno preparando a manifestare venerdì prossimo contro la presenza delle truppe di Washington nel loro paese.  

Sayyed ali Khamenei nella preghiera del venerdì della scorsa settimana, la prima guidata da lui dopo otto anni, ha definito una tabella di marcia per l’”Asse della Resistenza”: allontanare le truppe degli Stati Uniti dal Medio Oriente e sostenere la Palestina.

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Iran general Ismail Qaani with Hamas Leader Ismail Haniya and various Palestinian leaders in Tehran.

Tutti i gruppi palestinesi, incluso Hamas, erano presenti al funerale di Sardar Soleimani in Iran e si sono incontrati con il generale Qaani che ha promesso “non solo di continuare ma di aumentare il sostegno, come ha chiesto Sayyed Khamenei” ha riferito la fonte. Ismail Haniyeh, leader di Hamas diceva a Teheran: ” Soleimani è il martire di Gerusalemme”.  

Molti comandanti iracheni erano presenti all’incontro con il generale Qaani. Parecchi di loro si sono scontrati numerose volte con le forze americane in Iraq durante l’occupazione (dal 2003 al 2011). Il loro comandante, Abu Mahdi al-Muhandes, è stato assassinato con Sardar Soleimani e loro stanno meditando la vendetta. Tutti questi leaders hanno più di una motivazione per attaccare le truppe americane che hanno violato l’accordo che prevedeva di addestrare e armare l’esercito iracheno. Il governo di Baghdad non ha mai dato all’amministrazione americana licenza di uccidere sul suo territorio.  

Il parlamento iracheno si è espresso: con l’assassinio di Sardar Soleimani viene raggiunto uno degli obbiettivi principali dell’ “Asse della Resistenza”. Il primo ministro provvisorio dell’Iraq ha informato ufficialmente tutti i membri della Coalizione nel paese che “non c’è più bisogno della loro presenza, inclusa quella della NATO ”. Hanno un anno per andarsene. Ma ciò non esclude che gli iracheni possano voler vendicare i loro comandanti.

La Palestina è il secondo obbiettivo ha detto Sayyed Khamenei. Non si può escludere che l’aiuto alla causa palestinese aumenti in modo consistente e sia ben superiore a quello già esistente. L’Iran è determinato a sostenere l’obbiettivo dei palestinesi, sunniti, di tornare ad avere un loro stato in Palestina. Soleimani se ne è andato e lo si può sostituire come si può sostituire chiunque ma il livello di impegno per conseguire gli obbiettivi è decisamente aumentato. E’ inoltre molto difficile riuscire ad immaginare un’ ’”Asse della Resistenza” che stia ferma e non cerchi di intervenire in qualche modo nella campagna elettorale negli Stati Uniti. Il 2020 molto probabilmente continuerà ad essere un anno impegnativo.  

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