L’Iraq in bilico tra l’Iran e gli Stati Uniti

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

L’Iran e gli Stati Uniti sono in guerra dal 1979, l’anno della nascita della “Repubblica Islamica”. Questa guerra andrà avanti almeno fino a quando gli Stati Uniti continueranno a voler  sconfiggere l’Iran che, a sua volta, cerca il modo di costringerli ad andarsene dal Medio Oriente. A volte la guerra si manifesta con scontri diretti tra i due ma di solito avviene nei paesi alleati dell’Iran. E questi alleati stanno diventando forti e potenti quel tanto che basta a non poter essere presi sotto gamba. La loro crescita sta rendendo l’Iran una potenza regionale in grado di avere influenza in parecchi paesi mediorientali come la Palestina, il Libano, la Siria, lo Yemen e l’ Iraq, paesi in cui il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran ha rivelato la capacità di entrambi di danneggiarsi a vicenda. Accettando l’elezione del nuovo primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi, i due paesi hanno raggiunto una sorta di tacito accordo, distensivo, che permette al nuovo primo ministro di conseguire un equilibrio di potere. Ma non sarà facile mantenerlo viste le sfide che l’Iraq ha davanti a sè, legate non solo allo scontro tra Iran e Stati Uniti ma anche alla terribile recessione economica causata dalla risposta alla pandemia del COVID-19 e dal basso prezzo attuale del petrolio. 

L’Iraq, in seguito all’accordo raggiunto tra i paesi dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) di diminuire la produzione di petrolio per fermare la caduta libera del suo prezzo, ha accettato di abbassare la sua produzione da 4,65 milioni di barili al giorno (bpd) a 3,59 a maggio e giugno per arrivare a 3,8 milioni bpd nei mesi successivi. Il bilancio del 2020 prevede un prezzo del petrolio tra i 56 e i 58 dollari in un paese dove l’economia si basa per un buon 67% proprio sulle esportazioni di petrolio e il 90% del bilancio annuale è finanziato dagli incassi che derivano dalla sua vendita. L’Iraq ha già perso 11 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno proprio per l’abbassamento del prezzo del petrolio ma anche per i confini sostanzialmente chiusi e per l’assenza dei pellegrinaggi religiosi, il tutto dovuto alla pandemia del coronavirus. 

Ma “l’uomo della strada” in Iraq non tiene in considerazione queste grandi sfide. Chiede posti di lavoro, la fine di quel sistema che prevede la distribuzione del potere tra i maggiori partiti politici e vorrebbe riuscire a estirpare quella corruzione che domina la politica irachena dal 2003. Pertanto, nonostante la serietà e le buone intenzioni del nuovo primo ministro, il pessimo stato delle finanze e la mancanza di risorse e di contanti avranno nei prossimi anni conseguenze devastanti per l’Iraq anche se al-Kadhimi sarà in grado di mantenersi in equilibrio tra l’Iran e gli Stati Uniti. 

Il primo ministro ha rimesso il generale Abdel Wahab al-Saedi a capo dell’anti terrorismo dopo che era stato rimosso e spostato al ministero della difesa come impiegato negli uffici. Questa prima mossa, intelligente, ha diversi scopi. 

Fonti vicine al primo ministro hanno detto: “ al-Kadhimi sa che in questo delicato momento è necessario evitare le provocazioni nei confronti degli Stati Uniti o dell’Iran. Per cui si concentra sui problemi interni cercando di tener lontano il paese dalla lotta in corso tra Iran e Stati Uniti. Al-Saedi oggi ha capito perfettamente che non può mettersi contro l’Iran o Hashd al-Shaabi se vuole combattere l’ISIS (lo “Stato Islamico”) e dare la caccia ai terroristi che recentemente hanno rialzato la testa mostrando significative capacità operative nei loro attacchi. Inoltre il generale al-Saedi gode dell’appoggio degli Stati Uniti che potrebbero decidere di aiutarlo a raggiungere l’obbiettivo del suo incarico”. 

Gli Stati Uniti smettevano di raccogliere e condividere con gli iracheni informazioni sensibili dopo l’assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani, del comandante iracheno Abu Mahdi al-Muhandes e dei loro 9 accompagnatori all’aeroporto di Baghdad. Proprio questo assassinio aveva infatti obbligato il parlamento a chiedere l’immediato ritiro delle truppe americane dall’Iraq. 

“ Il ritorno del generale al-Saedi all’anti terrorismo era una richiesta della popolazione. Al-Kadhimi ha così soddisfatto una delle sue rivendicazioni e dimostrato di essere attento a ciò che chiede chi protesta. Le unità di Hashd al-Shaabi, schierate in molte parti dell’Iraq  combattono a fianco di quelle dell’anti terrorismo in perfetta armonia. Quindi, la presenza di al-Saedi non pregiudicherà le attività delle forze di sicurezza e non viene neppure considerata una sfida all’Iran come ha appunto spiegato il primo ministro al generale prima di ridargli l’incarico che aveva in precedenza” ha continuato la fonte. 

Gli Stati Uniti non sono riusciti a promuovere il candidato anti iraniano Adnan al-Zurfi. In più al-Kadhimi non ha assegnato ad al-Zurfi nessun incarico ministeriale malgrado il tentativo di dargli un posto all’interno del suo gabinetto. I partiti politici sciiti hanno sempre considerato inadeguate le nomine fatte da al-Kadhimi e anche provocatorie nei confronti dell’Iran per cui hanno obbligato il primo ministro a cambiare le sue scelte per ben tre volte. In Iraq non c’è posto per un primo ministro nemico dell’Iran. E’ vero che l’ex primo ministro Haidar Abadi era contro Soleimani ma non era però contro l’Iran. Soleimani voleva rimuovere Abadi dal suo incarico un anno dopo la sua nomina e così scatenava la sua piccata reazione. Ma con l’approssimarsi delle nuove elezioni Soleimani si riconciliava con lui dopo una serie di incontri privati senza però riuscire a convincere i partiti sciiti ad appoggiarne la candidatura. 

Mustafa al-Kadhimi riusciva ad arrivare al potere solo quando gli sciiti facevano cadere al-Zurfi e quando il generale Esmail Qaani, il successore di Soleimani, si recava a Baghdad e incontrava i leader sciiti per ammorbidire le loro posizioni contrarie alla sua candidatura. Anche Hezbollah (libanese)) ha avuto un ruolo importante nel persuadere coloro che non volevano al-Kadhimi come primo ministro e nel convincere il primo ministro a scegliere il suo gabinetto secondo criteri accettabili da tutti, sciiti, sunniti e curdi. Ed è proprio questo aiuto venuto da fuori che ha facilitato il successo di al-Kadhimi. L’opposizione degli iracheni appartenenti a Kataeb Hezbollah è insignificante anche se i mezzi di informazione esagerano l’importanza di questa formazione. L’organizzazione libanese Hezbollah ha mediato tra al-Kadhimi e Kataeb Hezbollah, considerato un attore di secondo piano nel panorama politico sciita dell’ Iraq. 

All’Iraq sono stati concessi 120 giorni per continuare ad importare elettricità dall’Iran. Gli Stati Uniti non avevano altra scelta e continueranno a permetterlo perché sanno che in caso contrario l’Iraq violerà senza indugi le loro sanzioni. Le province irachene del sud avranno bisogno di gas e elettricità in arrivo dall’Iran almeno per altri 3 o 4 anni. Gli Stati Uniti in realtà cercano una vittoria morale perché sanno benissimo che l’Iraq non potrebbe sopravvivere senza elettricità e che le province del sud non rispetterebbero di certo le loro decisioni di interrompere le forniture. Washington vuole continuare ad apparire nella veste di chi ha il controllo della situazione e non di chi ormai non è più la potenza dominante. 

I primi incontri al-Kadhimi li ha avuti con gli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Iran in Iraq. Ha parlato con i presidenti Trump e Rouhani confermando loro che “ l’Iran è un caro amico e l’Iraq non dimenticherà mai l’appoggio che Teheran ha dato al paese”. Nel 2014 l’Iran fu infatti il primo a fornire armi, addestramento e consiglieri all’Iraq mentre gli Stati Uniti non consegnavano le armi che l’Iraq aveva acquistato. Scelsero infatti di stare alla finestra mentre l’ISIS occupava addirittura un terzo dell’Iraq. 

L’Iran è riuscito a trasformare le minacce americane in opportunità, imponendosi come potenza regionale. Gli Stati Uniti non possono più permettersi di isolare un Iran così influente in tanti paesi del Medio Oriente. E la Russia e la Cina devono mettere in conto il peso che ha l’Iran nei loro rapporti con questi paesi. Hashd al-Shaabi e altri gruppi fedeli all’Iran sono forze che in Iraq non possono essere eliminate o ignorate. Sono 41 anni che l’Iran si dedica scrupolosamente alla creazione di un gruppo di alleati fedeli, devoti, là dove invece gli Stati Uniti hanno continuato a mantenere rapporti di tipo affaristico ricattando quei leader mediorientali che si lasciano facilmente intimorire. E come possono pensare gli Stati Uniti di poter fare affidamento su “clienti” di questo tipo per difendere i loro interessi nella regione? 

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