Siria la “Caesar’s Act”: Chi ne soffrirebbe e come si ripercuoterà sul presidente Assad? 1/3

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

A metà giugno aumenteranno le sanzioni americane alla Siria a causa dell’entrata in vigore della “Caesar’s Law”, un pacchetto di sanzioni concepite per “ punire individui, gruppi, compagnie e paesi che hanno rapporti con il governo di Damasco”. Questa legge che pare porti il nome di un ufficiale siriano che è riuscito a trafugare migliaia di foto di prigionieri torturati dall’esercito di Damasco, ha lo scopo di impedire ai paesi e alle compagnie di aprire canali diplomatici con la Siria, di contribuire alla ricostruzione, di investire e fornire i pezzi di ricambio necessari al settore dell’energia e dell’aviazione. Le sanzioni vanno anche a colpire la banca centrale siriana congelando i beni di coloro che trattano con la Siria e invalidando i visti per l’America. Chi rispetterà questa legge e quali saranno le sue conseguenze per la Siria, il Libano e quei paesi che sono a fianco di Damasco? 

La tortura è praticata in molte nazioni del mondo. La Siria ha praticato la tortura (il caso di Maher Arar) per conto degli Stati Uniti d’America e dell’amministrazione Bush. Almeno 54 paesi (stati mediorientali e africani ma anche occidentali come Australia, Austria, Belgio, Canada, la Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Regno Unito e altri) hanno appoggiato la pratica della “consegna straordinaria” messa in atto dagli Stati Uniti nel 2001 insieme a quella della detenzione segreta durante la presidenza di Obama. E’ chiaro che a Washington manca l’autorità morale per opporsi alla tortura, alla base delle sue politiche. Negli ultimi decenni gli Stati Uniti sono diventati tristemente famosi per aver autorizzato forme orrende di tortura, per aver privato le persone dei loro diritti fondamentali e per aver violato i diritti umani a dispetto della convenzione di Ginevra e soprattutto della convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984. James Mitchell, uno psicologo che aveva un contratto con la CIA per ideare e applicare “ tecniche di interrogatorio avanzate” rivelò parecchi metodi, approvati dall’amministrazione americana, per torturare i prigionieri che si trovavano nei “siti neri” al di fuori degli Stati Uniti, metodi illegali ma autorizzati ufficialmente. Le immagini delle torture che avvenivano all’interno della prigione di Abu Ghraib hanno fatto il giro del mondo mostrando i metodi illegali con cui venivano interrogati i prigionieri in Iraq. 

Quindi si può ben pensare che le sanzioni alla Siria non derivino dalla preoccupazione degli Stati Uniti per i valori umani e per gli abusi di potere. Inoltre la fedeltà dell’amministrazione americana alla sua costituzione è oggi seriamente messa in dubbio dalla reazione che hanno avuto le sue forze di sicurezza nei confronti di chi manifesta contro la diffusa discriminazione razziale nel paese e la condotta razzista della polizia. 

Queste nuove sanzioni non possono assolutamente essere attribuite a valori morali, sono semplicemente il frutto del fallimento di tutti quei paesi, Stati Uniti, Israele e tanti altri, occidentali e arabi, che hanno cercato di cambiare il regime in Siria, una sconfitta che si rifiutano di accettare. Continuano a provarci e  pensano di poter ottenere, con delle dure sanzioni, quello che non sono stati capaci di conquistare nei lunghi anni di guerra, una guerra che ha distrutto la Siria. 

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Negli anni ’90 gli Stati Uniti imponevano sanzioni all’Iraq (petrolio in cambio di cibo). Centinaia di migliaia di iracheni morivano a causa delle sanzioni americane senza che il regime di Saddam Hussein e il suo entourage ne venisse toccato. Per cui possiamo facilmente prevedere che le sanzioni andranno a colpire essenzialmente la popolazione e non i leader del paese. 

Gli Stati Uniti non si rendono conto di non essere più l’unica superpotenza nel mondo e in particolare in Medio Oriente. La Russia ha fatto quello che molti pensavano fosse impossibile e si è spinta nel Levante per rimanere in Siria ad affrontare la NATO. Anche la Cina, superpotenza economica emergente, si sta facendo strada in Medio Oriente, soprattutto in Iraq e in Siria. E l’Iran ha già una forte presenza e dei potenti alleati in Libano, Siria, Iraq e Palestina. Questi tre paesi insieme alla Siria stanno avendo un ruolo di primo piano nel processo in corso finalizzato all’eliminazione dell’egemonia degli Stati Uniti in questa parte del mondo. 

Il governo del Libano non può adottare e rispettare la “Caesar’s Law” e chiudere le porte alla Siria. L’unico confine terrestre del Libano è proprio quello con la Siria dato che Israele è considerato un nemico. Qualunque progetto economico inteso a dare nuovo impulso alla ricca produzione agricola locale implica l’esportazione in Siria, in Iraq e nei paesi del Golfo per cui se venisse applicata la “Caesar’s Law” fallirebbe. E qualunque industria rigenerata o importazione e esportazione dal Medio Oriente deve passare obbligatoriamente attraverso la “porta della Siria”. In più se mettesse in pratica le sanzioni americane l’attuale governo del Libano rischierebbe di fallire. Washington non dà alcun sostegno finanziario all’economia libanese ormai paralizzata e neppure ha intenzione di dare una mano nell’immediato . Gli Stati Uniti, e ormai è diventata la norma, cercano di imporre sanzioni e condizioni a tutti quei paesi che prendono di mira, offrendo in cambio ben poco. Il deficit del Libano si avvicina ai 100 miliardi di dollari dopo che per decenni corruzione e malgoverno l’hanno fatta da padroni.

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Il governo del primo ministro Hassan Diab è teoricamente un governo tecnico e non politico. Non considera gli Stati Uniti un nemico ma neppure è probabile che voglia seguire i loro ordini essendo vicino alla “Alleanza 8 Marzo” i cui membri più importanti non sono certo amici degli Stati Uniti. Per cui l’unica soluzione per questo o un altro eventuale governo futuro è quella di guardare a est, alla Cina, alla Russia e all’Iran. E’ facile che l’America perda in Libano dato che i suoi alleati della “Alleanza 14 Marzo” non hanno più voce in capitolo e sono privi di potere. 

Sicuramente il partito cristiano all’interno dell’ “Alleanza 8 Marzo” sarà sfidato e toccato dalle sanzioni americane. I suoi rappresentanti hanno delle relazioni internazionali da curare e mantenere e anche conti in banche estere. In ogni caso, la “Caesar’s Law” non sarà applicata in Libano anche se ci saranno conseguenze dovute alla sua violazione. 

Per quanto riguarda l’Iran si sa che è già sottoposto alla “massima pressione” e, per aver avuto l’audacia di rifiutare l’egemonia americana, a sanzioni che dal 1979, anno della vittoria della Rivoluzione islamica, aumentano con il passare degli anni. Quindi per lui la “Caesar’s Law” non ha nessuna importanza. Anzi, che gli Stati Uniti abbiano bloccato la riapertura delle ambasciate dei paesi del Golfo in Siria (questi paesi non hanno certo il coraggio di disobbedire) non gli dispiace affatto. Le compagnie del Golfo infatti non sono più in competizione con l’Iran per accaparrarsi una quota di quei contratti per la ricostruzione relativi a progetti per l’industria, il commercio e l’energia. L’Iran ha già sfidato gli Stati Uniti e l’Europa mandando le sue petroliere a Damasco. Non solo, ha anche mandato cinque petroliere in Venezuela, un altro paese colpito dalle dure sanzioni americane. Così i paesi del Golfo e quelli europei, alleati degli Stati Uniti, stanno perdendo l’opportunità di poter tornare in Siria, di essere protagonisti della ricostruzione e di farsi strada nel Levante. 

Per quanto riguarda la Russia, Mosca ha appena firmato un accordo con il governo siriano per ampliare la sua base navale e i suoi aeroporti militari a Tartous, Hasaka e Hmeymin. Sta inoltre fornendo alla Siria attrezzature militari d’avanguardia e venendo incontro alle necessità  dell’esercito siriano perché possa arrivare alla sua massima potenza. Ha consegnato da poco alla Siria i caccia MIG-29 rimodernati, un chiaro messaggio agli Stati Uniti e alle loro sanzioni contenute nel “ Caesar Act”. 

In quanto alla Cina, oggi si trova in una situazione di “guerra fredda” dato che gli Stati Uniti la accusano di essere la responsabile della diffusione del COVID-19. Washington sta cercando di impedire a Pechino di fare affari sul mercato europeo ma soprattutto di impedire all’Europa di adottare le reti e la tecnologia cinese di quinta generazione, 5G. L’amministrazione americana sta anche spingendo Israele a ridimensionare i suoi affari con la Cina e ad annullare i contratti miliardari già firmati con lei per non “ compromettere le relazioni con gli Stati Uniti”. C’è da aggiungere che anche le relazioni tra l’Iraq e gli Stati Uniti avevano subito un brutto colpo quando l’ex primo ministro Adel Abdel Mahdi firmava il contratto “petrolio in cambio di ricostruzione” del valore di 20 miliardi di dollari con Pechino. Così la Cina, già impegnata in vari progetti in Siria, molto probabilmente non si atterrà alla “Caesar’s Law”. 

E la Siria non accetterà mai di farsi ridurre alla fame e di farsi piegare da questo assedio economico. Il presidente Bashar al-Assad ha messo in moto la ricostruzione nelle zone liberate che sono sotto il controllo delle forze governative. Sta ricostruendo le infrastrutture per la popolazione che è rimasta nel paese escludendo le aree abbandonate dai profughi che se ne sono andati dalla Siria, molti in modo definitivo. Il governo siriano non patisce la mancanza di quei 5-7 milioni che si sono trasferiti nei campi profughi di Idlib non controllati da lui o che sono andati nei paesi confinanti. Sono tutti finanziati e assistiti dalla comunità internazionale e dalle Nazioni Unite, una situazione che alleggerisce il governo di un peso finanziario non indifferente. 

La Siria non ha quindi bisogno di ricostruire le case dei profughi o fornire loro combustibile, elettricità, scuole, infrastrutture e sussidi finché l’Occidente vorrà tenerli fuori dal loro paese. La comunità internazionale vuole che stiano lontani dal controllo del governo centrale e fa qualunque cosa in suo potere per impedire il loro ritorno per poter poi contestare le future elezioni presidenziali in cui si prevede la vittoria di Bashar al-Assad. 

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Il presidente Assad insieme all’Iran, la Russia e la Cina farà in modo di risolvere i suoi problemi. L’Iran ha sfidato le sanzioni americane e europee mandando le sue petroliere in Siria attraverso lo stretto di Gibilterra ben due volte. L’Iran sta mettendo in piedi industrie farmaceutiche in Siria e sta lavorando ad altri progetti che vedono coinvolte anche la Russia e la Cina. La Siria non guarda a ovest ma a est, è l’unica opzione che le resta. E questo è il sogno a lungo accarezzato  dall’ “Asse della Resistenza”. Il Libano, la Siria e l’Iraq guardano all’Asia per opporsi alle sanzioni che gli Stati Uniti e l’Europa hanno imposto a loro e ai loro alleati in Medio Oriente. Imponendo ulteriori, insostenibili sanzioni alla Siria, gli Stati Uniti paradossalmente aiutano il Levante ad uscire dalla sfera della loro influenza e ad allontanare la loro presenza. 

L’Iran, la Russia, la Cina e la Siria si sono uniti in un progetto che va contro l’egemonia degli Stati Uniti. In questo gruppo non è contemplato il dominio di un paese su un altro perché quello che serve è la solidarietà per poter aiutare la Siria, per esempio, a essere un paese in salute e affidabile nello scontro con gli Stati Uniti. La loro forza cresce mentre gli Stati Uniti si indeboliscono, è un momento in cui il presidente Trump, alle prese con mille problemi nel suo paese sta perdendo influenza nel mondo. Washington non fa altro che imporre sanzioni unilaterali alle nazioni e alle popolazioni, obbligando alcuni alleati a seguirla ma anche a prendere in considerazione altre possibilità che potrebbero indurli a recidere l’opprimente cordone ombelicale che li lega a lei. 

La “Caesar’s Law” mira a sottomettere e soffocare la nazione siriana e la sua popolazione, un’operazione che Washington ha già cercato di fare con l’Iran e il Venezuela ma che finora è fallita miseramente. Questa politica non potrà più essere vincente perché l’alleanza che si è formata tra Russia, Cina e Iran ha già attratto molti paesi mediorientali. E adesso la sua influenza si estende anche al Mar dei Caraibi. La “Caesar Law” si rivolterà contro i suoi architetti: “ chi prepara la pozione avvelenata finirà per berla”. 

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