Siria, il “Caesar Act” : quali saranno i suoi riflessi sull’Iraq? 2/3

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

L’emanazione della “Caesar’s Law” (le nuove sanzioni americane ideate per “punire individui, compagnie e paesi che hanno rapporti con il governo di Damasco”) mira apparentemente a  colpire la Siria ma in realtà si prefigge di prendere più piccioni con una sola fava. Questa “legge” punta infatti a danneggiare l’Iran, la Siria, l’Iraq e il Libano, paesi che fanno parte dell’ “Asse della Resistenza”. 

Le sanzioni americane ed europee alla Siria comprese nella “Caesar’s Law”, cercano di spezzare  il legame esistente tra Teheran e il Libano attraverso l’Iraq e la Siria. L’ascesa del potere dell’ “Asse della Resistenza” in seguito alle sue vittorie in Siria (ha impedito il cambio di regime) e in Iraq (ha riconquistato i territori occupati dall’ISIS), deve essere fermata perché rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti ma anche per Israele. E non abbiamo ancora neppure accennato allo Yemen e alla Palestina! 

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Il Marjaiya pensa che Hashd al-Shaabi “ debba continuare a esistere e che sia indispensabile per la lotta all’ISIS ma che si debba anche discutere lo status dei peshmerga”. Secondo il Marjaiya: “né oriente né occidente, prima di tutto viene l’Iraq e questo vale per tutte le forze, non solo per Hashd al-Shaabi. Tutte devono essere sotto il comando del primo ministro. L’influenza dell’Iran e degli Stati Uniti deve finire” ha continuato la fonte a Najaf. 

Il Marjaiya vorrebbe che non ci fossero più le distinzioni per nome tra le brigate di Hashd al-Shaabi così potrebbe diventare una vera e propria forza all’interno delle forze di sicurezza con un programma solo iracheno. Questo programma includerebbe il ritiro delle truppe americane ma anche la fine dell’influenza iraniana sulle organizzazioni e i gruppi iracheni. 

“ I partiti politici sciiti come al-Fateh, Sa’yroon (Moqtada al-Sadr) e personaggi come Nuri al-Maliki, Haidar Abadi, Sayyed Ammar al-Hakim, lo sceicco Qais al-Khaz’ali sono tutti in parlamento e quindi sono più potenti del Marjaiya per quanto riguarda il voto sulle risoluzioni. Tutto sommato Najaf ha un’influenza limitata e può solo rimescolare alcune carte. Infatti non abbiamo una tabella di marcia” ha aggiunto la fonte a Najaf. 

Gli Stati Uniti hanno il denaro di cui l’Iraq avrebbe bisogno, inclusi i depositi nella Banca Mondiale. E possono esprimere la loro volontà ma non imporla. Vorrebbero sapere il

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