Cosa chiede la Francia al Libano e a Hezbollah: riuscirà ad ottenerlo? (1/3)

Di Elijah J.Magnier: @ejmalrai

Tradotto da A.C. 

L’uno di settembre, il presidente francese Emmanuel Macron si è recato in Libano portando con sé  messaggi espliciti e impliciti diretti a tutti. Da quanto è trapelato, ha espresso in modo chiaro la sua richiesta: il Libano dovrà formare un governo al più presto possibile per poter usufruire dell’appoggio finanziario internazionale. Per quanto riguarda i messaggi espliciti, Macron, nonostante l’incontro con il rappresentante di “Hezbollah” nel parlamento libanese (13 membri) Muhammad Raad, si è concentrato sulla presenza armata di Hezbollah. La Francia infatti sta cercando di adottare lo stesso approccio usato da Hezbollah per decenni allo scopo di ottenere il favore di una grossa fetta della popolazione. Il tentativo di Macron è quello di confermare il ruolo della Francia in Libano usando un approccio morbido se possibile. Sta di fatto che per il presidente francese il fallimento della politica degli Stati Uniti in Libano, che non è mai stata in grado di neutralizzare l’ “Asse della Resistenza” è di sicuro un vantaggio. Inoltre Macron cerca di dirottare sul suo

 paese i contratti che dovrà firmare il Libano a livello commerciale, economico ed energetico soppiantando  così la Turchia, la Russia, l’Iran, la Cina e gli Emirati Arabi Uniti. E infine la Francia ambisce a tenere aperta una sua finestra sul Mediterraneo attraverso il porto di Beirut e a tenere alla larga dal Libano la Turchia e la sua minaccia espansionistica. Prenderebbe così, se riuscisse, più piccioni con una fava. 

L’uno di settembre 1920, il generale francese Henri Gouraud, comandante militare e alto commissario per il Libano e la Siria, annunciava la nascita dello “Stato  del Grande Libano”. Visitava la tomba del conquistatore musulmano Salah al-Din al-Ayyubi adiacente alla moschea degli Umayyad a Damasco dicendo: ” svegliati Saladino, siamo tornati. La mia presenza qui consacra la vittoria della croce sulla mezzaluna (Karl E. Meyer & Shareen Blair Brysac (2008) “Kingmakers: the invention of the Modern Middle East” NY: Norton). 

Il presidente Macron sbarcava in Libano determinato  a trovare il modo per conquistare i musulmani sciiti, una mossa mai fatta prima da un leader europeo e incontrava così per ben due volte Hezbollah, la prima subito dopo l’esplosione del porto e la seconda il primo settembre. Il primo incontro veniva considerato da Hezbollah ( secondo fonti ben informate) molto positivo. Già solo il fatto di incontrare il presidente francese costituisce un riconoscimento non da poco visto che paesi europei come la Gran Bretagna, la Germania e altri considerano Hezbollah una organizzazione terroristica  ( perlomeno la sua ala militare). Ma la Francia si è resa conto che incontrare Hezbollah, che in Libano è decisivo a livello politico, era indispensabile, le avrebbe spalancato le porte del paese. Lo sforzo della Francia è eccezionale se pensiamo che le forze militari che si unirono a Hezbollah dopo la fine della guerra civile libanese (1989) furono responsabili dell’uccisione dell’ ambasciatore francese Louis Delamar nel 1981, del bombardamento dell’ambasciata francese nel 1982 e di quello delle caserme francesi a Beirut nel 1983. Macron nella sua prima visita non accennava alle armi di Hezbollah. Ma poneva la domanda nella visita successiva in modo interlocutorio senza esercitare pressioni. Lui sa bene che non è ancora giunto il …

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La richiesta principale della sua ultima visita era quella di riuscire a capire e valutare le capacità militari di Hezbollah. La risposta gli è arrivata dallo stesso Hezbollah che si è detto pronto a discutere delle sue armi al tavolo dei negoziati. Ma Macron sa quali assi ha nella manica Hezbollah e quali sono le sue intenzioni? La risposta la troverete nel mio articolo seguente. 

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