Il piano degli Stati Uniti per indebolire Hezbollah: una guerra civile e l’esodo dei cristiani

Le differenze tra Hezbollah e i cristiani del Libano 

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da: AC

Dal punto di vista teologico i leader cristiani (sia politici che religiosi) del Libano e gli sciiti duodecimani sono molto distanti tra loro; i primi hanno infatti obbiettivi politici e ideologici fondamentalmente diversi da quelli di Hezbollah. Gebran Bassil, a capo del gruppo cristiano più numeroso in parlamento, “At Tayyar al-Watani al-Hurr” (Movimento Patriottico Libero, MPL) lo metteva in chiaro la scorsa domenica in un discorso tenuto in televisione come risposta alle sanzioni impostegli dagli Stati Uniti per presunta corruzione e per la sua alleanza a livello politico con Hezbollah. Ma sono proprio queste differenze ideologiche a costituire una specie di assicurazione, di garanzia, che impedisce lo scoppio di una guerra civile e l’esodo dei cristiani dal Medio Oriente. “Questo (una guerra civile in Libano e l’esodo dei cristiani) è quello a cui aspira Israele, un desiderio che le autorità americane hanno espresso chiaramente negli incontri privati” rivelava Bassil. A questo punto si pongono le domande: quali sono le differenze fondamentali tra i cristiani libanesi e Hezbollah e cosa si aspettano gli Stati Uniti dai cristiani libanesi per poter indebolire l’organizzazione sciita?

Il giorno dopo le elezioni presidenziali, il 4 novembre, con una mossa apparentemente incomprensibile che oltretutto non assicurava benefici strategici e tattici né a Israele e neppure agli Stati Uniti, l’amministrazione americana annunciava che avrebbe imposto le sanzioni al membro del parlamento Gebran Bassil. Bassil riferiva che l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Libano, Dorothy Shea, si era recata da lui per dargli un ultimatum e avvisarlo che sarebbero subito iniziate le sanzioni se non avesse rotto l’alleanza del MPL con Hezbollah. Bassil si rifiutava di obbedire alla richiesta intimidatoria e così il presidente Trump lo sanzionava.  Decideva quindi di rivelare come era andato l’incontro con le autorità americane per stabilire un equilibrio tra le sue relazioni con Hezbollah  e con l’Occidente. Il leader cristiano elencava le differenze con Hezbollah in termini di “ pensiero, linguaggio e ideologia”. 

L’organizzazione sciita Hezbollah vede gli Stati Uniti come “ il grande Satana, la testa del serpente” e, per quanto riguarda Israele, l’obbiettivo è porre fine alla sua esistenza. Il suo scopo è chiaro: liberare la Palestina. In Libano i cristiani non sono gli unici a non condividere l’obbiettivo di Hezbollah. Anche il gruppo sciita Amal, guidato dal presidente del parlamento Nabih Berri, considerato come l’alleato più stretto di Hezbollah, non condivide i suoi slogan e i suoi obbiettivi. Berri, a differenza di Hezbollah, ha ottime relazioni con l’Occidente e con gli stati del Golfo.

Inoltre Bassil ha detto che i cristiani del Libano reputano essenziali i rapporti con gli Stati Uniti che quindi devono essere trattati come tali. Ha aggiunto che Israele ha il diritto di vivere in sicurezza se la sicurezza viene garantita anche ai territori arabi e se i diritti dei palestinesi sono tutelati in base al piano di pace del re saudita Abdallah. Bassil qui si riferiva alla restituzione delle alture occupate del Golan alla Siria e dei territori occupati al Libano, al diritto al ritorno dei profughi palestinesi e a uno stato per la Palestina come condizioni per poter normalizzare i rapporti con Israele come stabilito nell’ iniziativa del re saudita.

La stessa iniziativa venne approvata dall’ex presidente Hafez Assad prima del suo incontro con il primo ministro Ehud Barak nel 2000 ma fallì all’ultimo minuto. Anche il presidente siriano Bashar al-Assad e quello libanese Emil Lahoud, entrambi alleati di Hezbollah, erano d’accordo sul piano di pace proposto dal re Abdallah nel 2002. L’ Autorità Palestinese (ANP) e Hamas esigono il diritto al ritorno dei profughi e la creazione di due stati in Palestina per metter fine al conflitto israelo-palestinese. 

Chiaramente Bassil non vuole apparire come uno totalmente legato a Hezbollah ma neanche come uno che accetta una relazione con l’Occidente basata su condizioni, condizioni che potrebbero facilmente scatenare una guerra civile in Libano. Quello che Bassil ha omesso è la richiesta fattagli  dall’ambasciatrice americana in Libano di formare una coalizione con le “Forze Libanesi” cristiane guidate da Samir Geagea, il partito Kataeb e i drusi di Walid Jumblatt, allo scopo di isolare Hezbollah.

Il Movimento Patriottico Libero è convinto che la richiesta degli Stati Uniti di isolare gli sciiti dividerebbe il Libano in due: da una parte i cristiani (con i drusi come alleati sostenuti dagli Stati Uniti) e dall’altra i sunniti e gli sciiti. Sarebbe molto facile creare un conflitto settario tra sunniti e sciiti per tenere occupato Hezbollah. Così Israele potrebbe colpire i villaggi sciiti e l’Occidente applaudirebbe la divisione del Libano con la scusa di proteggere i cristiani del paese. E la zona cristiana verrebbe finanziata e sostenuta dall’Occidente. Ma se i confini tra le due zone non fossero rispettati e Hezbollah prendesse il sopravvento, i cristiani se ne andrebbero velocemente dal paese, una situazione ideale per l’Occidente. Obbligherebbe i cristiani ad emigrare e lascerebbe il Libano preda di un conflitto settario tra sciiti e sunniti come è successo in Iraq e in Siria nell’ultimo decennio. Ma in fondo è quello che l’ex presidente francese Nicholas Sarkozy proponeva al patriarca cristiano libanese quando gli chiedeva un aiuto per la comunità cristiana nel 2011.

Gebran Bassil rifiutava l’offerta degli Stati Uniti anche se per natura i cristiani del Libano si sentono vicini all’Occidente. Bassil vuole avere delle relazioni con gli Stati Uniti e con l’Europa: non è pronto a sostituirli con l’Iran, la Russia e la Cina. Le richieste americane ai cristiani libanesi prevedono anche la naturalizzazione dei profughi palestinesi e siriani. Se avvenisse creerebbe un enorme squilibrio a livello demografico perché la maggioranza della popolazione sarebbe sunnita, poi verrebbero gli sciiti. A quel punto non sarebbe più possibile né giustificabile  assegnare alla minoranza cristiana la metà delle cariche istituzionali dello stato, del parlamento, del gabinetto e delle forze di sicurezza come previsto dagli accordi di Taef.

Una questione molto delicata divide Hezbollah e Gebran Bassil, non è ideologica ma riguarda il presidente del parlamento Nabih Berri accusato di corruzione come il primo ministro Saad Hariri, il leader druso Walid Jumblatt, il governatore della Banca Centrale Riyad Salame e altri. Bassil accusa Hezbollah di proteggere il suo alleato sciita Berri che a sua volta, insieme a Hariri, protegge Riyad Salame. Il governatore della Banca Centrale è accusato di aver favorito il trasferimento di miliardi di dollari ai vertici libanesi, somme accumulate grazie alla corruzione e all’abuso di potere che vanno avanti da decenni. Hezbollah capisce le accuse di Bassil ma è impotente in quanto non ha molte scelte. Berri è il leader di Amal e, se fosse lasciato da solo, potrebbe anche decidere di mettersi contro Hezbollah con il rischio di dare il via ad un conflitto tra sciiti. Il prezzo sarebbe altissimo soprattutto con Israele e gli Stati Uniti che non cercano altro che un’occasione per indebolire Hezbollah dall’interno o tramite i suoi alleati.

Bassil ha parlato anche di un piano, sventato dai servizi di sicurezza locali (che hanno arrestato parecchi militanti), finalizzato a rilanciare il gruppo terroristico dell’ISIS nel nord del Libano dove sono stati scoperti 40 militanti in contatto con Idlib (la provincia siriana in cui al-Qaeda ha la sua base). I cristiani sanno che una separazione da Hezbollah toglierebbe loro la protezione soprattutto quando c’è ancora in giro l’ISIS che potrebbe manifestarsi ogni volta che si presenta l’occasione. Ecco perché  Bassil non può rompere i rapporti con Hezbollah: Hezbollah è una garanzia contro gli islamisti radicali che hanno ampiamente dimostrato la loro brutalità nei confronti di tutte le religioni e le sette in Siria e Iraq. A conti fatti, l’unico amico politico che Bassil ha in Libano oggi è Hezbollah dato che tutti gli altri gruppi compresi i cristiani maroniti, i sunniti e i drusi lo hanno demonizzato cercando di isolare il Movimento Patriottico Libero e il suo leader.

Essere un cristiano in Libano non è un privilegio come lo sarebbe invece in Occidente. L’unico vantaggio è quello di poter ottenere  facilmente un visto per cambiare residenza. Inoltre si sa bene che gli Stati Uniti non interagiscono con i politici libanesi su base umanitaria o di “ favore per favore” ma solo per interesse, (il loro). Infatti nonostante abbia facilitato l’uscita di Amer Fakhoury dal Libano, Bassil non si è guadagnato le simpatie degli Stati Uniti. Anzi, gli eventi insegnano che quando l’amministrazione americana ritiene sia arrivato il momento di sacrificare i cristiani del Libano per usarli come legna per dar fuoco alla guerra civile, non esita a farlo. Per gli Stati Uniti gli interessi di Israele vengono prima di qualunque altra cosa. E purtroppo è probabile che nulla cambi con la nuova amministrazione.

Gli Stati Uniti e Israele hanno provato ad affrontare Hezbollah faccia a faccia senza riuscire a sconfiggerlo o a indebolirlo. Hanno cercato di dividere l’Iraq e la Siria per impedire che gli arrivassero i rifornimenti ma non ce l’hanno fatta. Il loro ultimo tentativo è stato quello di imporre la “massima pressione” all’Iran. Il risultato ottenuto è che Teheran non si è sottomessa e Hezbollah ha continuato a pagare gli stipendi a decine di migliaia di suoi militanti in dollari americani anche se in Libano questa moneta è pressoché introvabile. Agli Stati Uniti e Israele non resta altra possibilità se non quella di scatenare una guerra civile in Libano e  allontanare i cristiani per allentare la pressione imposta a Israele da Hezbollah la cui forza e efficienza è sempre in crescita.

E’ improbabile che Hezbollah cada in questa trappola malgrado i  suoi alleati cristiani abbiano ideologie e obbiettivi profondamente diversi. Le differenze possono essere gestite se c’è un interesse reciproco a restare insieme. Invece di indebolirlo, le sanzioni degli Stati Uniti hanno ridato lustro a Bassil e hanno permesso al giovane leader cristiano di rivendicare la sua giusta rappresentanza, prima negata, nel nuovo governo. Ma questo indebolisce il primo ministro eletto Saad Hariri (che in parlamento ha la minoranza): lui contava sull’iniziativa del presidente Macron per formare il suo governo senza Bassil non  tenendo conto dei risultati parlamentari. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, come previsto, hanno prodotto un effetto contrario, hanno messo le ali a Bassil rendendolo più forte di prima.

Note: 

A. L’iniziativa di re Abdallah: gli stati arabi proponevano il ritiro immediato di Israele dai territori occupati nel 1967 incluse le alture occupate del Golan (sulle linee del 4 giugno 1967) e i restanti territori occupati nel sud del Libano. Nel piano è inclusa una giusta soluzione alla questione dei profughi palestinesi basata sulla risoluzione 194 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ed è contenuta la richiesta di accettare la costituzione di uno stato indipendente sovrano sui territori palestinesi occupati a partire dal 4 giugno 1967 in Cisgiordania e a Gaza con Gerusalemme est come capitale. In conseguenza gli stati arabi avrebbero: 1) considerato il conflitto arabo-israeliano completamente chiuso, 2) stabilito normali relazioni con Israele in un contesto di pace globale. Veniva chiesto al governo di Israele e agli israeliani di accettare questa iniziativa per salvaguardare la pace e fermare un ulteriore spargimento di sangue nella regione. Queste sono le questioni chiave. Sono state definite come pace per il ritiro, come normalizzazione in cambio di normalizzazione: gli stati arabi chiedevano a Israele di essere uno stato normale. In cambio avrebbero normalizzato i rapporti con lui a livello economico, culturale e di altro genere. 

B. Durante l’occupazione israeliana del Libano nel 1982, Amer al-Fakhoury  era un comandante nel campo di detenzione di Kiyam installato dagli israeliani nel sud del paese. Fu responsabile della morte e della tortura di  molti membri della resistenza. Le autorità libanesi, su richiesta di Donald Trump, hanno fatto pressione sul capo del tribunale militare perché rilasciasse questo collaboratore di Israele. Al-Fakhoury fu portato nell’ambasciata americana e fatto uscire di nascosto dal Libano. L’ordine per il suo rilascio venne emesso in seguito alle pressioni fatte dal capo di stato maggiore e dal presidente Michel Aoun, il suocero di Gebran Bassil. 

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