Fine delle milizie o solo una “notizia bomba di al-Sadr” mirata a negoziare la sua quota?2/2 

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Il leader del partito sciita Sairoon, Sayed Moqtada al-Sadr ha illustrato quello che secondo lui dovrebbe essere il piano d’azione politico del nuovo gabinetto e ha posto le sue condizioni;  così, senza rendersene conto, ha dato praticamente il via ai negoziati con tutti gli altri partiti politici. E ha mandato questo messaggio positivo a tutti i paesi, non solo quelli della regione: se sarà lui a nominare il primo ministro, i rapporti con Baghdad saranno di competenza esclusiva del ministero degli esteri, non verranno tollerate relazioni con paesi stranieri tenute da altri. Ha inoltre chiesto l’immediato scioglimento di tutte le milizie irachene, senza eccezioni (solo lui avrebbe potuto sfidare in modo così perentorio tutte le milizie locali) e ordinato lo smantellamento delle sue potenti milizie, ad esempio “Liwa’ al Mawood” e “Saraya al-Salam”. Il suo messaggio autoritario è indirizzato a quei paesi che hanno influenza sull’Iraq (Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Stati Uniti d’America) e a tutti gli iracheni disposti a condividere il suo obbiettivo e a formare quindi un gabinetto a queste condizioni. 

Ma un obbiettivo così ambizioso non è certo raggiungibile in poco tempo per cui a Moqtada non restano che due opzioni: abbandonare l’idea di formare un “gabinetto nazionale” con gli altri gruppi sciiti oppure avviare una trattativa politica che avrà come risultato la ripartizione, tra i vari partiti, di tutti i posti del gabinetto, cioè esattamente quello che è sempre successo negli ultimi dieci anni. 

Sayed Moqtada conosce le attuali dinamiche dell’arena politica dove la maggioranza dei partiti preferisce rimandare l’annuncio dei risultati finali delle elezioni parlamentari per concedersi il tempo necessario a dare forma al nuovo gabinetto continuando a trattare. Ma se la maggioranza curda e quella sunnita si rifiutassero di fare la stessa cosa? 

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