Gli Stati Uniti non sono interessati a Idlib ma vogliono l’Iran al tavolo dei negoziati.

 

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Il ministro israeliano dell’Intelligence Yisrael Katz non ha aspettato che si asciugasse l’inchiostro sull’accordo firmato dal ministro della difesa iraniano Amir Hatami con il suo omologo siriano Ali Ay’youb ( “per riorganizzare l’esercito siriano”) per dare l’annuncio che il suo paese attaccherà le forze iraniane che si trovano in Siria. Gli USA inoltre hanno promesso di rimanere in Siria fino a quando l’Iran non se ne andrà. Sia gli Stati Uniti che Israele sanno che l’Iran resterà in Siria fino a che il governo siriano riterrà essenziale questa presenza per la sua sicurezza nazionale. Ma il Levante non è l’unico teatro in cui si svolge un braccio di ferro tra l’Iran e gli Stati Uniti : i negoziati relativi alla formazione di un governo in Iraq si stanno scaldando e l’Iran non ne uscirà perdente a beneficio degli USA. I suoi alleati locali sono troppo forti e quindi c’è bisogno di collaborazione per formare un governo. Sayyed Ali Khamenei tuttavia è sempre categorico : non si fa nessun accordo con l’attuale amministrazione americana. Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?

Le provocazioni americane alla Russia e alla Siria non cessano: John Bolton e la portavoce del dipartimento di stato hanno dichiarato che gli Stati Uniti “ interverranno con forza” nel caso la Siria usi armi chimiche durante la riconquista di Idlib. Ma perché mai l’esercito siriano dovrebbe usare bombe chimiche nella sua ultima battaglia in questa provincia occupata del nord-est?

I responsabili delle decisioni in Siria hanno detto : “Finora, la Turchia non è riuscita a controllare o incorporare Hay’at Tahrir al-Sham (cioè Nusra) nei suoi altri “proxies” che sono operativi a Idlib e nel circondario. La Russia ha dato tempo sufficiente ad Ankara e un’ulteriore proroga in seguito alla richiesta turca di posticipare l’attacco a Idlib. L’unica cosa che la Turchia ha ottenuto è la collaborazione con la Russia nel creare un ambiente favorevole alla riconciliazione per  permettere a coloro che intendono tornare nelle zone controllate dal governo siriano di lasciare la città. Ciononostante, i jihadisti stanno arrestando centinaia di uomini e li minacciano per  impedire  alle loro famiglie di lasciare la città. Questi civili vengono usati come scudi umani affinchè i mezzi di informazione occidentali urlino sempre più forte per attirare un intervento internazionale che impedisca la liberazione di Idlib; chi trae vantaggio da questo rifugio dell’emirato islamico sono i jihadisti .

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“ Oggi i rappresentanti dell’intelligence di Ankara si sono incontrati con quelli russi per segnalare tutte le postazioni turche e quelle dei loro alleati nella città e le postazioni di tutti i jihadisti che si rifiutano di deporre le armi. La Turchia approva che la Russia e l’esercito siriano eliminino  al-Nusra, Hurras el-Deen e Liwa’ al-Tawheed e altri jihadisti ritenuti fuori dal controllo di Ankara. La decisione sull’assalto finale verrà presa il 7 settembre nell’incontro tra i presidenti Putin, Erdogan e Rouhani a Tehran”hanno detto le fonti.

“ In più di una occasione Washington ha detto che le sue forze hanno distrutto tutte le armi chimiche accumulate dalla Siria e adesso Damasco viene accusata di progettare un attacco chimico contro una città che condivide un confine aperto con la Turchia. L’inviato presidenziale americano Brett MacGurk, inoltre, ha descritto Idlib come il più grande rifugio di al-Qaeda dai tempi dell’11 settembre. L’esercito siriano sta radunando tutte le sue forze per attaccare i jihadisti nelle provincie rurali di Lattakia e Idlib affinchè il governo possa riprendere il controllo di tutto il suo territorio con l’eccezione di quello  occupato dagli Stati Uniti. Se Idlib verrà liberata, gli USA saranno l’unica forza di occupazione senza una giustificazione legale che permetta loro di restare nel paese, pertanto verranno accusati con forza dalla comunità internazionale e alle Nazioni Unite “ hanno aggiunto le fonti.

Se Damasco fosse ancora in possesso di armi chimiche, il loro uso, in qualunque zona della città di Idlib, sarebbe  altamente controproducente ( tra l’altro avrebbe un insignificante effetto militare ) per il suo presidente, proprio quando la maggior parte dell’esercito si trova già nel nord, appoggiata dalle forze russe (con bombardamenti navali, missili da crociera a lungo raggio e aviazione) e intenta a localizzare con precisione gli obbiettivi, con la complicità dell’intelligence di Ankara.

Nel corso della guerra in Siria, droni americani hanno ucciso molti capi di al-Qaeda operativi a Idlib ( abu al-Khayr al-Masri, Muhsin al-Fadli e altri); gli USA hanno inoltre identificato la città come il centro delle operazioni del pericoloso gruppo Khorasan. Perché, data la situazione, gli Stati Uniti appoggerebbero la difesa di Idlib e dei suoi jihadisti?

Le fonti hanno detto “ gli Stati Uniti se ne infischiano di Idlib e dei suoi abitanti. Gli stati responsabili di aver ucciso centinaia di migliaia di civili in Iraq ( per citare un esempio storico) dal 1991 al 2017 non sviluppano improvvisamente una crisi di coscienza e/o un risveglio umanitario. Non c’è bisogno di entrare nei dettagli dell’orribile catastrofe in Yemen dove gli USA e i loro alleati sono responsabili di aver preso di mira milioni di civili commettendo crimini che sono stati condannati dalle Nazioni Unite. Crediamo che i principali obbiettivi americani siano :

  1. La Russia ha fornito all’esercito siriano ulteriori batterie anti-missili per ridurre il numero di missili americani e israeliani lanciati conto le truppe e le infrastrutture. Un attacco militare americano a queste difeseporta con sé questo messaggio: la Russia non può impedire che gli USA colpiscano l’alleato strategico di Mosca (e i futuri alleati). Gli attacchi americani vogliono mostrare i limiti del potere di dissuasione di Putin; Putin non darà il via ad una terza guerra mondiale per la Siria.
  2. Gli Stati Uniti ambiscono a ridurre le capacità militari dell’esercito siriano e a distruggere sempre più le infrastrutture in Siria cosicchè il costo della ricostruzione sia ancora più alto per la Siria e i suoi alleati.
  3. Imporre alla Russia e all’Iran di negoziare a Ginevra ( non ad Astana) riguardo all’influenza sulla Siria e su altri paesi ( L’Iraq in cima alla lista).

Gli USA mandano continui messaggi, diretti e indiretti, a Damasco, tramite la Russia, gli Emirati Arabi Uniti, l’Australia, l’Italia e altri paesi ; lo scopo è soprattutto quello di isolare la Siria dai suoi veri alleati in questi 7 anni di guerra e cioè l’Iran, Hezbollah e la Russia. Gli USA inoltre vorrebbero vedere l’Iran isolato, circondato da nemici, che supplica Washington di concedergli un rapporto di sottomissione. Nonostante tutto, non hanno una politica chiara in Medio Oriente, bensì un comportamento reattivo allo scopo di difendere  la loro egemonia e il loro dominio unilaterale.

Il “cambio di regime” in Siria è fallito in primis a causa dell’intervento dell’Iran (e dei suoi alleati) e poi della Russia. Il principale obbiettivo, di allontanare la Siria dall’ Iran e da Hezbollah, si è ritorto contro gli americani e i loro alleati. Sette anni di guerra con le sue devastanti conseguenze per il Levante, hanno creato un legame solido tra la Siria da un lato e l’Iran e Hezbollah dall’altro. Hezbollah ha, in più, creato dei gruppi di siriani con cui condivide l’obbiettivo di combattere Israele; il presidente Assad ha chiesto all’organizzazione (Hezbollah) di tenere i consiglieri e i membri dell’intelligence in contatto con questi gruppi locali. Il governo siriano sa che c’è bisogno di una  forza locale alternativa per fermare i takfiri e le eventuali aggressioni israeliane in futuro.

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Damasco ha firmato un accordo di difesa con Tehran nel quale l’Iran si impegna a riorganizzare l’esercito siriano e a dotare Assad della tecnologia militare più moderna.

Il dominio americano in Iraq è fallito e oggi l’Iran e gli Stati Uniti sono impegnati in un braccio di ferro per la scelta del Primo Ministro e la sua politica futura.

Sembra che le principali preoccupazioni americane non siano Israele e le alture del Golan occupate. Durante un incontro tra ambasciatori e rappresentanti permanenti della Russia (luglio 2018) Vladimir Putin ha detto : “ L’amministrazione americana è pronta a sacrificare gli interessi dei suoi alleati in Europa e nel Medio Oriente, in particolare quelli dello Stato di Israele.Tra le altre cose, noi ( durante l’incontro tra Trump e Putin a Helsinki) abbiamo discusso la sicurezza nelle alture del Golan durante le operazioni in Siria, e a quanto pare non interessa a nessuno; sono pronti a sacrificare anche la loro stessa sicurezza.”

Sembra che gli Stati Uniti non abbiano coscienza delle loro necessità in questa parte del Medio Oriente, la loro politica ha smosso la Russia e risvegliato l’orso dal suo lungo letargo. La Russia di Putin ha allungato le braccia al di là del Levante ,in Mesopotamia e Afghanistan, fino alla Turchia, l’Europa e molte altre parti del mondo. La Russia è diventata un incubo economico per gli USA a causa della sua solida alleanza con la Cina, con l’Iran e la Turchia. I vari embargo di Trump stanno spingendo il mondo intero a cercare un’alternativa. Nel frattempo l’Iran si prepara ad affrontare molti anni di embargo americano ma non è certo pronto ad avere colloqui con l’amministrazione americana almeno fino a quando Trump sarà al potere e non termini il suo primo e probabilmente il suo secondo mandato.

Nonostante le minacce di Trump la battaglia per la riconquista della provincia di Idlib e di Lattakia  è imminente. Dipenderà da una decisione finale che sarà presa a settembre.

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