Israele la smetterà di giocare e di rompersi le corna nel campo dell’ “Asse della Resistenza”?

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Un capitano romeno e un addetto alla sicurezza britannico sono morti in seguito ad un attacco di droni che ha preso di mira la petroliera M/T Mercer Street, una nave battente bandiera liberiana di proprietà giapponese ma gestita dalla società Zodiac Group del  miliardario israeliano  Eyal Ofer che, partita dalla Tanzania, si stava dirigendo verso gli Emirati Arabi Uniti. Il primo attacco alla nave causava solo danni materiali ma era seguito da un secondo che colpendo la torre di comando e controllo provocava forse volutamente vittime tra l’equipaggio. L’emittente televisiva Al-Alam ha detto che l’attacco è stato una risposta a quello israeliano all’aeroporto di al-Dab’aa in Siria in cui sono stati uccisi e feriti militari iraniani e di Hezbollah. E’ chiaro che l’attacco israeliano segna un cambiamento delle ROE (le regole d’ingaggio) perché si spinge oltre il limite accettabile nel conflitto in corso tra i due paesi e induce di conseguenza l’Iran a mettere in atto una “campagna tra le guerre,” che probabilmente si intensificherà in futuro. Quello che ha disorientato Israele è il fatto che per la prima volta l’Iran ha segnalato che tutti i teatri di scontro sono collegati e quindi un attacco israeliano in Siria può ricevere una risposta inaspettata nel golfo dell’Oman. 

Nei dieci anni della guerra in Siria Israele ha condotto più di mille attacchi contro l’esercito siriano e contro l’ “Asse della Resistenza”. L’unico risultato di queste imprese è stato però quello di aumentare l’influenza dell’”Asse della Resistenza” nel Levante che è uscita vittoriosa da questa guerra devastante, ha infatti sconfitto i gruppi Takfiri (ISIS e al-Qaeda) e quelle organizzazioni siriane appoggiate dai paesi del Golfo e dell’Occidente. L’ “Asse della Resistenza” ha esteso e consolidato la sua influenza in Iraq e in Yemen e ha creato così un fronte compatto che si oppone a Israele e ai suoi alleati. 

Israele ha tentato di imporsi nel teatro iracheno lanciando i suoi droni che hanno distrutto sette depositi appartenenti alle forze di sicurezza irachene (Hashd al-Shaabi). E un drone israeliano decollato da una delle basi militari americane che si trovano in Siria e Iraq ha ucciso inoltre un comandante iracheno che stava viaggiando verso il confine siro-iracheno. 

Due anni fa Israele mandava due droni in Libano, a Beirut. Uno esplodeva nei pressi di un ufficio di Hezbollah, un altro, pieno di esplosivi precipitava e veniva trovato intatto. Questo episodio metteva in allarme l’ “Asse della Resistenza” convinta che Israele, per raggiungere i suoi obbiettivi, avrebbe iniziato ad usare questo tipo di arma evitando anche di assumersi la responsabilità. Decise quindi di adottare l’uso dei droni in molti scenari. 

Negli ultimi due anni e mezzo Israele ha dichiarato di aver attaccato decine di volte obbiettivi iraniani. La “guerra di sabotaggio” in corso tra l’Iran e Israele non è più un segreto, entrambi ammettono i loro attacchi nel modo più tradizionale, attraverso le rivelazioni dei mezzi di informazione. L’ex primo ministro Benyamin Netanyahu infrangeva infatti la lunga tradizione di negare le responsabilità negli attacchi rivelando che era stato proprio Israele l’autore dei sabotaggi alle infrastrutture e il colpevole degli assassinii degli scienziati in Iran.  

Possiamo affermare che ultimamente Israele sta giocando con il fuoco , da quando ha deciso di uscire dalla sua zona di sicurezza per andare a competere in casa dell’Iran. Senza dimenticare che deve affrontare importanti sfide alla sua autorità e alla sua reputazione in Medio Oriente. A questo punto ci si chiede per quanto tempo potrà reggere questo gioco di ritorsione iniziato proprio da lui? 

Quello che sconcerta Israele è che l’Iran abbia risposto ad un suo attacco in Siria nel mare dell’Oman introducendo così una nuova ROE e che abbia scelto il teatro dell’operazione direttamente e non tramite i suoi alleati e non nel luogo dove è avvenuto l’attacco israeliano, nel Levante. Questa scelta ci dice che Teheran vuole evitare che venga implicato il governo siriano che non ha nessuna intenzione di iniziare un’altra guerra, stavolta con Israele. Inoltre rende chiaro che l’Iran non sarà più rinchiuso nella cornice siriana per quanto riguarda ritorsioni e contenimenti,  sceglierà lui dove rispondere ai continui attacchi di Israele contro obbiettivi iraniani nel Levante. 

Secondo un ufficiale di alto livello dell’ “Asse della Resistenza”, “ l’Iran sa perfettamente che il 90% delle merci israeliane transita via mare quindi, passando necessariamente dove opera l’Iran, è raggiungibile dal suo apparato militare. Israele è senza dubbio un nemico intelligente. Ma la trovata di espandere le sue operazioni nella zona controllata dall’Iran è un segno di arroganza, provocatorio e controproducente. Israele facendo così offre all’Iran, nel mare, un gran numero di bersagli e da questo gioco che ha iniziato ne uscirà sicuramente malconcio. Israele ha molto più da perdere se decide di rispondere agli attacchi dell’Iran perché la rappresaglia non si farà aspettare. L’ultima risposta di Teheran è stata significativa e equilibrata, impone la deterrenza e una nuova regola d’ingaggio che crea confusione e sofferenza in Israele”.  

Non è la prima volta che Israele bombarda l’aeroporto di al-Dab’aa situato nella zona di al-Quseir. Tel Aviv ritiene che  questa zona sia una base dell’ “Asse della Resistenza” dove vengono immagazzinati missili di precisione e strategici, un’area dove si svolgerà la prossima guerra contro Israele. Però è la prima volta che colpisce un dormitorio nell’aeroporto con l’apparente intenzione di provocare delle vittime, tre infatti tra morti e feriti. Ovviamente Israele sapeva che sarebbe arrivata la risposta. Ignorando però come quando e dove. La petroliera Mercer Street è stata inizialmente attaccata da un drone che l’ha danneggiata. Il secondo attacco (sempre effettuato da un drone) contro questa nave gestita da israeliani sembra invece fosse inteso a causare vittime (due in effetti gli uccisi), il conto dei morti è incredibilmente lo stesso di al-Dab’aa. 

“Se Israele aumenta la tensione e gli attacchi la risposta sarà equivalente a meno che non venga ristabilita la precedente regola d’ingaggio e cioè che Israele torni a colpire obbiettivi di poco conto, distrugga magazzini che possono essere ricostruiti oppure una cucina o una pista. Se così non fosse dovrà aspettarsi una ritorsione dovunque, con o senza la scorta navale degli Stati Uniti. La lista degli obbiettivi in mano all’Iran è lunga e Israele è molto più vulnerabile di quanto possa immaginare. Questa volta l’attacco è avvenuto contro una petroliera vuota ma aumenterà comunque il costo dell’assicurazione causando ripercussioni finanziarie nel paese” ha rivelato la fonte. 

Israele ha aperto il vaso di Pandora e nascondersi sotto la gonna degli Stati Uniti non basterà a proteggere le navi di sua proprietà se gli attacchi in Siria continuano. L’Iran porta avanti una campagna “tra le guerre” che offre poche scelte. Un’escalation danneggerà la navigazione israeliana e una mancanza di risposta significherà che Israele ha deciso di mordersi la lingua, il tutto mentre il mondo osserva attentamente…. L’Iran ha comunque imposto la deterrenza. La cosa più preoccupante e critica che Tel Aviv deve tenere in considerazione è se l’Iran invocherà una regola d’ingaggio ogni volta che Israele bombarderà obbiettivi in Siria o solo quando prenderà di mira un obbiettivo dell’ “Asse della Resistenza”. Le prossime mosse ce lo sveleranno. Ma nessuna risposta alla domanda sarà una bella notizia per Israele che ha messo in atto una catena di eventi che gli si ritorceranno contro. 

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