Israele bombarda la Siria : per quanto tempo ancora potrà andare avanti così?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da Alice Censi 

Il presidente siriano Bashar al-Assad e la Russia ritengono che la guerra al terrorismo abbia la priorità su qualunque provocazione messa in atto da Israele. Russia e Siria cercano necessariamente di evitare una “battaglia tra le guerre”, un’espressione usata da Israele per definire le sue sortite contro un obbiettivo nemico la cui importanza non è tale da dover obbligatoriamente scatenare una guerra a tutto campo. Eliminare i jihadisti sul fronte di Aleppo e Idlib per la Siria è decisamente più importante che non rispondere agli attacchi condotti da Israele alle capacità militari del suo esercito e ai suoi depositi di armi. Il comando militare israeliano sa benissimo quali sono le priorità della Siria e ovviamente approfitta della situazione. Ha infatti effettuato centinaia di attacchi contro vari obbiettivi in diverse città del paese senza però riuscire a intaccare l’equilibrio delle forze e delle capacità messe in campo. Ma mettere fine alle arroganti violazioni israeliane della sovranità siriana diventerà un’impresa facile quando Damasco sarà pronta a puntare le sue armi contro Israele. 

Nonostante Israele abbia condotto più di 400 attacchi in Siria da quando la guerra è cominciata, nel 2011, l’esercito siriano è riuscito a liberare una gran parte del paese ma non ancora il nord, occupato dalle truppe turche e statunitensi. Da circa un mese l’esercito siriano ha iniziato la sua avanzata verso questa zona, avvicinandosi man mano alle porte di Idlib. E gli attacchi israeliani non hanno compromesso il suo rendimento, anzi, ha fatto sfoggio di grande competenza nelle dure battaglie che hanno avuto luogo nella Ghouta (a est di Damasco), a Deir-ezzour (nord-est siriano) e a nord dove, liberandolo, ha creato un vasto perimetro di sicurezza attorno ad Aleppo. 

La dottrina delle IDF (Forze di Difesa Israeliane) si limita alla teoria, lo studio e il perfezionamento delle tecniche militari ma non si basa sull’esperienza sul campo di battaglia. Diverso il caso dell’Iran e dei suoi alleati che possono invece contare su una notevole competenza, educazione, addestramento e su una costante evoluzione della loro dottrina militare. 

Di battaglia in battaglia l’esercito siriano ha dimostrato con successo di possedere esperienza, una notevole superiorità sul terreno di scontro, una potenza di fuoco prima di ogni attacco così intensa da consentire alla fanteria di avanzare senza trovare grossi ostacoli, dei piani militari efficienti, di essere perfettamente equipaggiato e in grado di coordinarsi con precisione con i suoi partners e l’esercito russo. Non va dimenticato che l’esercito siriano insieme ai suoi alleati è quello che ha sconfitto l’ISIS in parecchie zone del paese. Soltanto nel nordest le forze statunitensi hanno avuto un ruolo nella sconfitta del cosiddetto “stato islamico” (ISIS), là dove hanno impedito alle truppe di Damasco di attraversare il fiume Eufrate. 

L’esercito siriano ha anche sconfitto al-Qaeda, i suoi combattenti stranieri addestratissimi, ben equipaggiati e motivati ideologicamente e anche tutti quei jihadisti che fanno parte, insieme a combattenti siriani, di vari gruppi con nomi diversi come Hayat Tahrir al-Sham, Ansar al-Sharia, Ahrar al-Sham eccetera. Gli Stati Uniti non si sono mai scontrati con al-Qaeda e gli altri gruppi jihadisti in Siria, si sono limitati a qualche assassinio mirato eseguito attraverso i droni. L’esercito di Damasco e i suoi alleati sono quelli che effettivamente combattono per eliminare al-Qaeda e i suoi alleati jihadisti in Siria. 

Israele non ha mai combattuto guerre protrattesi nel tempo mentre la Siria, l’Iran e Hezbollah sono anni che si scontrano con ogni tipo di nemico usando varie tattiche. Hanno combattuto in montagna, in terreni aperti, in guerriglie urbane, hanno condotto operazioni speciali dietro le linee nemiche e affrontato più di un nemico alla volta. Posseggono un’esperienza unica, preziosissima. 

L’Iran ha portato in Siria i suoi missili balistici e da crociera e ha  anche dotato il paese della tecnologia necessaria a fabbricarli in loco. Israele pensa di aver distrutto molti di questi missili di precisione e forse è andata così. Ma Israele non è riuscito a eliminarli tutti, ha soltanto distrutto dei missili e dei droni facilmente sostituibili. 

Israele si basa soprattutto sulla sua aviazione il cui intervento  nell’ultima guerra condotta contro il Libano nel 2006, ha però avuto un’efficacia limitata. E l’aviazione può essere facilmente contrastata: secondo una fonte di alto livello interna all’ “Asse della Resistenza”, una semplice ROE (regola di ingaggio) potrebbe costringerla a rimanere a terra per sempre. A tempo debito ogni attacco aereo israeliano potrebbe essere affrontato dalla Siria e dai suoi alleati con missili balistici di precisione e da crociera con testate esplosive sufficienti a intimidire Israele e a creare un equilibrio tra il lancio dei missili e gli attacchi aerei. 

L’ ex generale maggiore Amos Yadlin, direttore dell’INSS ( Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale) nella sua valutazione annuale ha affermato che le probabilità di una guerra stanno aumentando. Ma l’ “Asse della Resistenza” non condivide questa affermazione perché tutti sono talmente ben armati che potrebbero arrecare dovunque danni non indifferenti. Il fronte interno israeliano è fragile e non avvezzo a bombardamenti massicci effettuati con missili balistici che trasportano più di 700kg di esplosivo e con missili da crociera capaci di colpire con precisione più obbiettivi. Anche se i missili di precisione, se sparati contro obbiettivi militari, sono in grado di ridurre il numero delle vittime, niente esclude che possano essere lanciati, se necessario, contro obbiettivi altamente sensibili. Israele non è più l’unico in grado  di procurare danni ai paesi vicini. Gli sforzi militari della Siria sono tutti concentrati sui jihadisti e questo è il vantaggio di cui gode oggi Israele che può permettersi di bombardarla senza temere di pagarla cara. Appena il nord della Siria verrà liberato arriverà anche la ritorsione nei suoi confronti. 

La presenza della Russia nel Levante molto probabilmente impedirà che si scateni una guerra più ampia a livello regionale. Il presidente Putin non è Medvedev che nel 2011 permise alla Nato di distruggere la Libia. Israele e la Russia hanno buoni rapporti ma la Russia non tollererà certo che una guerra tra Israele e la Siria mandi all’aria i suoi piani di imporre la stabilità nella regione. 

La Russia è già stata colpita dagli attacchi israeliani, ha infatti accusato Tel Aviv di aver abbattuto nel settembre 2018 un suo Ilyushin IL-20 che aveva a bordo 15 militari. La sua risposta all’epoca fu quella di rifornire la Siria di sistemi missilistici  S-300. Recentemente tra l’altro si è saputo che un aereo russo Su-35s ha inseguito un velivolo israeliano obbligandolo ad allontanarsi dallo spazio aereo siriano. 

C’è un accordo tra Israele e la Russia che impedisce agli aerei israeliani di violare lo spazio aereo siriano, se lo facessero potrebbero essere abbattuti. La Russia controlla i cieli della Siria tranne a est del fiume Eufrate. E infatti Israele ha violato lo spazio aereo iracheno per bombardare degli obbiettivi (la base militare di Althiyas, conosciuta anche come T4) a est di Homs e utilizzato le basi militari degli Stati Uniti in Iraq e nel nordest siriano occupato. Israele bombarda la Siria anche dalle alture occupate del Golan e dal Libano. La Russia esige di essere informata in anticipo di qualunque attacco per non essere presa in mezzo, informa i suoi partners in Siria così il numero delle vittime può ridursi sensibilmente e i nascondigli in cui vengono tenute le armi sensibili possono essere svuotati. 

L’Iran rifornisce costantemente di armi la Siria e i suoi alleati nel Levante. Israele lo sa ma può fare ben poco. E sa anche che i suoi attacchi alla Siria avranno fine quando l’esercito di Damasco libererà completamente i territori che le appartengono. Accantonare il suo spettacolo elettorale e bombardare obbiettivi non strategici va a tutto vantaggio di Israele. Ma la presenza dell’Iran in Siria è un dato di fatto che né gli Stati Uniti, né Israele, o la Russia possono cambiare. La Siria ha la necessità di tornare ad essere un paese come l’Iran, un paese che si contrappone all’egemonia degli Stati Uniti e che si difende quando ce n’è bisogno. L’Iran ha dimostrato quanto sono profondi i suoi legami con la Siria in tutti i nove anni di guerra, è sempre stato pronto a contrastare gli Stati Uniti se necessario come è successo con l’attacco alla base militare di Ayn al-Assad. Verrà il giorno in cui Israele non potrà più permettersi di utilizzare le sue truppe (aviazione, marina, fanteria) impunemente contro la Siria. I missili di precisione hanno cambiato l’equilibrio di potere e impongono drasticamente nuove regole di ingaggio. 

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